Nel piano
di Spending Review
commissionato da Renzi a
Cottarelli c’è di tutto, ma nulla che riguardi gli intoccabili
magistrati d’Italia. Nonostante si indichino misure draconiane per le PA, ed i
magistrati sono dei dipendenti pubblici,
con 85mila esuberi da smaltire, pensionamento rinviato per 4mila dipendenti, il
taglio del l’8-12 % della retribuzione per gente
che non rinnova il contratto da 5 anni, nulla viene indicato a
proposito degli “intoccabili” in toga.
Ci sono interventi drammatici nel piano
Cottarelli, come l’assalto con effetto
retroattivo alle pensioni, una misura perfida ed incostituzionale, perchè si andrebbero
a ledere i diritti di coloro che per decenni hanno versato contributi per avere
una pensione di un livello determinato, che ora però si vorrebbe sensibilmente
ridurre a persone tra le più deboli ed indifese, cioè i pensionati, ai quali
l’età e la mancanza di qualsiasi prospettiva di ripiego impedisce spesso di
potersi anche solo difendere dai soprusi
dello Stato. Tagli per tutti per quel maledetto obolo, 80 euro al mese dicono, per ottenere
il quale vedrete che alla fine i “fruitori” saranno chiamati a pagarne
individualmente molti di più di tasca propria.
mercoledì 26 marzo 2014
USCIRE DALL’EURO ORDINE DEL GIORNO IN PROVINCIA DI RAVENNA, ANCHE NAPOLITANO UNA VOLTA ERA D’ACCORDO.
Oggi in consiglio provinciale ha respinto a
maggioranza un ordine del giorno presentato dalla Lega Nord per richiedere
l’uscita dall’Euro. Il punto è stato respinto dalla maggioranza PD, SEL, FdS,
l’astensione di Nuovo Centro Destra e il voto favorevole della Lega Nord e Forza Italia.
Galassini (FI) ha motivato il NO
all’euro perché diventi una battaglia liberale, ha ricordato che Silvio
Berlusconi a suo tempo pose il problema dei parametri monetari prima di
chiunque altro. Rimase inascoltato e fu addirittura emarginato dai suoi
colleghi euro burocrati. A distanza di anni possiamo dire con certezza che la
vide giusta. Ora che i francesi sono usciti allo scoperto siamo ancora in tempo
per riprendere quella battaglia, simile ma non uguale a quella della Le Pen, ma
uguale a quella della Thatcher, che mandò
a quel paese la Comunità europea a colpi di decisioni liberiste. La Thatcher insegna.
Allegato
l’intervista del nostro “caro”
Presidente Napolitano contro l’euro!
Quando Napolitano era contro l’euro
martedì 25 marzo 2014
I PROVVEDIMENTI SI ANNUNCIANO QUANDO CI SONO LE COPERTURE, NON PRIMA
Brunetta: Indiscrezioni e smentite sui fantomatici 80 euro in più in busta paga promessi da Renzi: la tecnica è sempre la stessa. Il giornale di riferimento, vale a dire ‘la Repubblica’, lancia le anticipazioni: sarà un bonus una tantum. Seguono le reazioni negative generalizzate dell’opposizione di fronte alla pochezza delle proposte del presidente del Consiglio. Quindi la smentita da ambienti del governo, che preannuncia il cambio di linea. Semplicemente sconcertante. Ma anche la dimostrazione di un caos che regna sovrano. Indietro tutta, quindi: il ‘bonus’ non si farà più. I tecnici sono sempre al lavoro nel ricercare la formula con cui dare questi 80 euro operando sulle detrazioni. Se riusciranno a trovare le coperture. Sembra l’albero di Bertoldo: quello a cui doveva essere impiccato, ma per quanto cercasse non trovava un ramo di suo gradimento. Sarebbe ora di farla finita con questa pantomima. I provvedimenti si annunciano quando ci sono le coperture e non prima. In mezzo a questo caos l’unico silenzio assordante è quello del ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, e del Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco”.
BERLUSCONI NOMINA IL NUOVO UFFICIO DI PRESIDENZA
Silvio Berlusconi comincia a delineare i
nuovi assetti di Forza Italia. Il Cav dopo aver richiamato all'ordine il
partito, ha definito le nuove gerarchie intene nominando il Comitato di
Presidenza. Ne fanno parte 30 membri effettivi. Nel comitato il Cav ha piazzato
quasi tutti i big del partito. Ecco i nomi: Silvio Berlusconi, Annamaria
Bernini, Michela Brambilla, Annagrazia Calabria, Mara Carfagna, Antonio
Palmieri, Antonio Tajani, Paolo Romani, Renato Brunetta , Raffaele Baldassarre,
Rocco Crimi, Niccolò Ghedini, Raffaele Fitto, Giovanni Toti, Marcello
Fiori, Maria Rosaria Rossi, Sandro Bondi, Denis Verdini, Altero Matteoli,
Daniele Capezzone, Deborah Bergamini, Alessandro Cattaneo, Sestino Giacomoni,
Maurizio Gasparri, Simone Baldelli, Stefano Caldoro, Gianni Chiodi, Mariastella
Gelmini, Claudio Fazzone, Vincenzo Gibiino. La lista però non finisce qui. Gli
altri nomi - Inoltre parteciperanno ai lavori anche Ignazio Abrignani
, Michaela Biancofiore, Bernabè Bocca, Donato Bruno, Franco Carraro, Elena
Centemero, Monica Faenzi, Andrea Fluttero, Gregorio Fontana, Paolo Galimberti,
Mino Giachino, Giancarlo Galan, Laura Ravetto, Andrea Mandelli, Antonio
Martino, Maurizio Bianconi, Giuseppe Moles, Rocco Palese, Nitto Palma, Paolo
Bonaiuti, Enrico Pianetta, Renata Polverini, Stefania Prestigiacomo, Manuela
Repetti, Melania Rizzoli, Mariella Rizzotti, Daniela Santanchè, Edoardo
Sylos Labini, Valentino Valentini, Sandro Biasotti, Clemente Mastella, Saverio
Romano, Pino Galati, Gianfranco Miccichè, Gianfranco Rotondi, Simone Furlan e
Licia Ronzulli. In sostanza il Cav ha optato per una squadra su due livelli. Il
primo è quello che è composto dai "membri effettivi", il secondo
invece è un comitato "satellite" che affiancherà i lavori della
struttura principale.
lunedì 24 marzo 2014
BAZZONI: “PERCHE’ LA CASSA DI RISPARMIO DI CESENA RINNOVA IL CONSIGLIO DOPO APPENA UN ANNO DALL’ELEZIONE?”
Abbiamo letto sulla stampa uno scarno comunicato
della Cassa di Cesena, che ha appena incorporato la Banca di Romagna fra molte
polemiche, in cui si afferma che all’assemblea di bilancio del 28 aprile p.v.
verrà rieletto il Consiglio d’Amministrazione, a distanza di appena un anno
dalla nomina, quando lo statuto prevede una durata in carica di 3 anni. La cosa che ci stupisce maggiormente sono le
dimissioni di 10 su 11 consiglieri e l’affermazione che questa è una prassi
consolidata, quando nessun ente normalmente lo fa. .Vorremmo che le Fondazioni,
che ne detengono i pacchetti azionari, fossero messe in grado di capire e di
tranquillizzare i rispettivi territori, visto che si tratta sempre di capitali
di origine pubblica e doverosamente finalizzati ad un interesse pubblico. Qualunque
sia il motivo di questo atto, chi rappresenta i territori e si muove sul
terreno della politica e dell’amministrazione della Cosa Pubblica dovrebbe
prestare attenzione a cose che suonano strane e, come ho fatto io con i dubbi
esternati un anno fa, chiedere dei chiarimenti. Gianguido Bazzoni
ACQUA A PESO ORO, RAVENNA LA PIU’ CARA IN REGIONE
La bolletta nella provincia romagnola costa in medio 460 euro a famiglia. A Rimini la spesa è diminuita. Prezzi alti anche a Forlì-Cesena
ROMAGNA - E'
aumentato del 43,3% dal 2007 e dell'11,6% nell'ultimo anno il costo dell'acqua
in Emilia-Romagna. Lo rileva l'osservatorio prezzi e tariffe di
Cittadinanzattiva. L'Emilia-Romagna, con una spesa di 406,5 euro a famiglia, è una
delle regioni con il servizio idrico più caro d'Italia, superata solo da
Toscana, Marche e Umbria. La città più cara è Ravenna con 460 euro in media a
famiglia, seguita da Reggio Emilia con 448 euro e Forlì con 446. La più
economica Piacenza, 335 euro. A Rimini l'acqua costa 361 euro, unico capoluogo
in cui nel 2012 il costo è dimnuito (-2%). A livello nazionale, una famiglia
italiana ha speso in media nel 2013 per l'acqua 333 euro. L'indagine di
Cittadinanzattiva si e' concentrata sui costi dell'acqua per uso domestico. I
dati sono riferiti a una famiglia tipo di tre persone, con un consumo annuo di
192 metri cubi di acqua (compresa l'Iva al 10 per cento).
La
Romagna si consola con la dispersione idrica: le tre province
sono sotto la media regionale (24%) con il 22% a testa. Il trend
regionale è peggiorato di due punti percentuali, anche se resta migliore
rispetto alla pessima performance italiana (33%). Malissimo Parma, dove viene
perduto ben il 41% dell'acqua che passa nelle tubature. Sette anni fa la
dispersione era al 32%. Seguono, Modena col 31% e
Bologna
col 27%.
sabato 22 marzo 2014
VOTO AGLI IMMIGRATI RAPIDI. D’ALEMA E IL PD STANNO PREPARANDO IL TRAPPOLONE
Sbarcate, venite tutti
qui, noi vi accoglieremo sulle nostre coste e vi spalancheremo le porte dei centri di ospitalità, non avrete neppure il
problema di essere clandestini
e non dovrete preoccuparvi di lasciare le impronte digitali. È Massimo D’Alema a togliere dagli
imbarazzi Renzi, aiutandolo a dire
qualcosa di sinistra così da recuperare quell’elettorato deluso dal modo
d’agire un po’ democristiano del
nuovo premier. Il solco è sempre lo stesso: considerare il Paese
come roba del Pd. E se i presidenti del consiglio non si scelgono attraverso le
elezioni politiche ma attraverso le primarie
del partito, così anche le strategie che riguardano tutto il popolo
italiano vengono misurate sull’esclusivo interesse dei “democratici”. Porte aperte agli
extracomunitari, dunque. E sulla scia di quel che è avvenuto alle primarie del Pd (file di immigrati a con le schede in mano
e code di nomadi ai seggi, unico modo per raggiungere un quorum credibile di
votanti), anche per le elezioni politiche bisogna usare lo stesso
trucco. Ecco che parte la grande idea, da realizzare in quattro e quattr’otto,
un’idea dettata anche dal fatto che, nonostante il tam-tam mediatico e
pubblicitario, il centrosinistra non è riuscito a spiccare il volo: «Bisogna riconoscere il
diritto di voto agli immigrati», ha detto D’Alema, a mo’ di consiglio a Renzi.
«Noi abbiamo milioni e milioni di immigrati in Europa che costituiscono una
parte fondamentale della forza
lavoro e queste persone non hanno diritti politici. Si deve
riconoscere la cittadinanza
italiana
e il diritto di voto». L’aiutino a Renzi è bell’e confezionato, ma la strategia
vuole che si agisca a bassa voce, altrimenti ci potrebbe essere una reazione
contraria da parte della gente. Proprio per questo, sulla notizia molti hanno
messo il silenziatore. Fondamentale, per il Pd, è preparare il trappolone e
farlo scappare al momento giusto. Del resto, è un vecchio pallino dello stesso
D’Alema che esattamente tre anni fa disse che l’Europa avrebbe avuto bisogno di
trenta milioni di immigrati. Di questi trenta milioni, quanti dovrebbero
spettare all’Italia? La risposta arriva spontanea: dipende da quanti ne
serviranno alla sinistra per vincere le elezioni.
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