martedì 2 dicembre 2014

SOLO BERLUSCONI A DIMINUITO LE TASSE: LA CLASSIFICA


Quale è stato il presidente del Consiglio che ha tassato di più gli italiani negli ultimi 24 anni? Romano Prodi. E’ quanto emerge dall’analisi de Il Tempo sui dati del conto consolidato Istat (tranne quelli di Renzi che arrivano dal Def). Dal 1990 ad oggi «la fetta della ricchezza nazionale lasciata al fisco– scrive il quotidiano romano – è salita dal 38,2% (con il sesto governo Andreotti) al 43,3% (con l’attuale governo Renzi). Un salto di 5 punti percentuali che si è tradotto in nuovi balzelli dai nomi variegati e innovativi come la sequenza infernale che dall’Ici arriva all’Imu senza cambiare però nulla dal punto di vista della vessazione fiscale sugli immobili. Per non parlare poi delle addizionali regionali e comunali. Nella prima esperienza di Prodi a Palazzo Chigi, dal 1996 al 1998, la pressione fiscale è passata dal 41,4% al 42,2%. Non senza passare per un ben pesante 43,4% nel 1997. L’aumento cumulato alla fine del suo mandato è stato dunque di un +1,3%. La medaglia d’oro nella classifica gli spetta perché anche alla seconda prova governativa, e cioè dal 2006 al 2007, Prodi ha portato il carico fiscale dal 40,1 al 42,7%. Con uno spettacolare incremento di 2,6 punti in soli due anni. A contendergli il primato l’ex premier Giuliano Amato: in un sol colpo fece impennare il peso complessivo del fisco dal 39,2% al 41,7 del Pil. Un salto di 2,5 punti. Anche il successore non fu da meno: Ciampi aumentò le tasse di un altro punto percentuale. Era il 1993. Non c’è dubbio che l’uomo che resterà impresso nella memoria degli italiani come quello che ha chiesto loro di più in un solo colpo è stato l’ex premier Mario Monti. L’uomo della provvidenza chiamato dall’emergenza a salvare l’Italia – ricorda Il Tempo – fece il capolavoro. Prese l’Italia già sotto pressione con un fisco al 42,5% del Pil nel 2011 e

domenica 30 novembre 2014

NAPOLITANO SPIEGHI PERCHE’ HA TANTA FRETTA DI LASCIARE IL COLLE


Forse qualcuno dovrebbe spiegarci che cosa sta succedendo. Da giorni siamo inseguiti dalle voci. In principio il capo dello Stato avrebbe dovuto salutare il 31 dicembre, congedandosi dagli italiani con il consueto sermone di Capodanno. Infine, ecco che qualcuno ha fatto filtrare la possibilità che il presidente della Repubblica ponga fine al suo mandato (che, ricordiamolo, è iniziato un anno e mezzo fa) prima di Natale, forse addirittura nei prossimi giorni. Ora, è evidente che Giorgio Napolitano ha tutta una serie di buoni motivi per gettare la spugna. Il primo ovviamente è quello anagrafico: essendo alle soglie dei novant’anni molto probabilmente non ha più l’energia per assolvere al delicato compito. Essere la prima carica dello Stato richiede un vigore fisico che - salvo eccezioni - spesso mal si concilia con le esigenze di riposo e di recupero di chi ha superato gli ottant’anni e si appresta a tagliare il traguardo dei novanta. Gli incontri con gli esponenti politici, la lettura degli atti su cui si deve esprimere un giudizio, l’approfondimento delle tematiche giuridiche e istituzionali sono attività che assorbono enormi quantità di tempo e di energia. Per non dire poi dei viaggi, delle cerimonie, dei discorsi. Insomma, se il capo dello Stato non ce la fa più ha tutta la nostra comprensione.
E però la fretta con cui si vuole concludere il suo mandato o per lo meno la fretta di cui parlano alcuni dei giornali a lui più vicini lascia intendere che il problema non sia solo la comprensibile stanchezza di un uomo molto vissuto, ma che ci sia forse per il buco finanziario che l’Europa denuncerà quanto prima e vuole lavarsene le mani? Vedremo i prossimi giorni.

CALMA E SANGUE FREDDO LASCIATE LAVORARE “BERLUSCONI”


Bizzarrie tipiche italiane. Renzi, boicottato dai suoi, non è più quella formidabile macchina elettorale di qualche mese fa. Grillo si è dimezzato, l'Ncd di Alfano al Nord praticamente non esiste. Forza Italia continua nell'emorragia di consensi. Insomma, è un casino, provocato e aggravato dall'astensionismo record. Che ormai non è più solo protesta verso chi ci governa, ma distacco, disinteresse, rassegnazione. Siamo tornati all'Italia dell'Ottocento, quando la politica era questione interna a una élite e il popolo subiva eletti e governi.
Il risultato di Forza Italia era purtroppo previsto ed è una verità il sorpasso - in Emilia - subito dalla Lega grazie anche a un candidato co-scelto e benedetto da Berlusconi stesso. Ricordiamo lo scandalo del finanziamento pubblico ai consiglieri regionali, che sarà regolare, ma ha  fatto incazzare tutti gli iscritti –ho votato perchè dirigente ma come elettore sarei stato volentieri a casa come hanno fatto i nostri  simpatizzanti.  Quello che devono evitare i dirigenti di Forza Italia è di farsi prendere dal panico come ha fatto ieri Fitto («azzeriamo il partito»), uno che in Puglia, suo feudo, perse due elezioni quando il Pdl vinceva ovunque a mani basse oppure Cattaneo che non è stato capace di farsi confermare Sindaco di Pavia dopo il primo mandato, ed attenti i pacchi voti –ricordiamo Fiorito e company. L'arte della politica è anche saper aspettare il momento propizio. E se il trend di Renzi è quello visto in Emilia Romagna, non penso che passerà tanto tempo prima di tornare ad avere soddisfazioni lasciando lavorare in pace Berlusconi. Vincenzo Galassini consigliere provinciale Ravenna forza Italia

giovedì 27 novembre 2014

LA FINE DEL PD

CHIEDO SCUSA PER IL MANCATO AGGIORNAMENTO NEL PERIODO DELLE ELEZIONI MA SONO RICOVERATO IN OSPEDALE A FAENZA, DA VENERDI  21 HO VOTATO FORZA ITALIA, ORA STO BENE SPERO DI TORNARE A CASA PRESTO, Galassini



La fine del Pd – Il Partito democratico non esiste più. È finito ieri, al termine di una calda seduta parlamentare per il voto finale alla Camera dei deputati sul cosiddetto Jobs Act. Ben 40 democratici sono usciti dall’Aula, insieme alle opposizioni, al momento della votazione, 2 hanno votato contro, altri 2 si sono astenuti. 44 parlamentari del Pd contro Renzi e il suo governo. Una maggioranza che non c’è, questo ci hanno detto le laceranti spaccature dentro il Partito democratico.

Il ‘P’ contro il ‘D’ – Durissima la presa di posizione di Rosy Bindi, ex Presidente del Pd: “Oltre a non condividere il merito, io ho voluto prendere le distanze dal messaggio che il premier ha costruito in questi mesi. Le sue parole hanno scavato un solco tra il governo, il segretario del Pd e il mondo del lavoro, la parte più sofferente dell'Italia”. A una domanda sull'eventuale scissione, l'esponente democratica risponde che “se il Pd torna a essere il partito dell'Ulivo, che unisce e accompagna il Paese, non ci sarà bisogno di alternative. Ma se il Pd è quello di questi ultimi mesi, è chiaro che ci sarà bisogno di una forza politica nuova”. Scissione in vista per il Pd. Guerra intestina senza esclusione di colpi.

Stato confusionale – Il voto sul cosiddetto Jobs Act di ieri alla Camera ha certificato lo stato confusionale della maggioranza che sostiene questo moribondo governo. Ieri il Jobs Act è stato approvato per il rotto della cuffia con l’esecutivo in imbarazzante difficoltà e costretto a convocare d’urgenza in Aula ministri e sottosegretari, che sono arrivati con il fiatone per evitare l’incombente rischio della mancanza del numero legale.

Scatola vuota – La protesta delle opposizioni, che in massa hanno deciso di non partecipare al voto finale sul provvedimento, denuncia l’imbroglio di questa non riforma che peggiorerà il nostro mercato del lavoro, che non produce nuovi posti, e che irrigidisce ulteriormente uno scenario che invece andava fortemente semplificato. Renzi non sta portando avanti nessuna riforma del mercato del lavoro. Questo deve essere chiaro all’opinione pubblica.

Collasso democratico – Sono i 148 deputati incostituzionali che Renzi vuole usare per cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza. Non si fa, non si può. A proposito: non sono ancora stati convalidati. Tra di loro c’è la ministra delle Riforme Boschi, ovvero la incostituzionale che cambia la Costituzione. A Renzi che fa sapere “andiamo avanti comunque”, cioè a prescindere dal sì o dal no di Berlusconi, rispondiamo che questo modo di agire significherebbe usare deputati incostituzionali per far passare a colpi di una maggioranza incostituzionale una riforma costituzionale. Saremmo al collasso democratico. Un premier già di suo non eletto, butterebbe nella spazzatura ogni decoro democratico.

GENIALITA’


Berlusconi una volta di più ha dimostrato di essere un'altra cosa. La formula da cui si evince il senso di tutto il suo impegno politico di statista indispensabile a questo Paese sta nella risposta ad una domanda sul Patto con Renzi: non con Renzi, "il mio Patto è con l'Italia". Da lì ne è venuto un mix di genialità e di realismo. Genialità per vincere, realismo nel considerare gli attuali rapporti di forza.

Vittoria di Pirro – La vittoria di Renzi è una vittoria di Pirro. Ha avuto il 49 per cento del 37 per cento in Emilia-Romagna. C'è una debolezza enorme in questo prevalere di Renzi. E' dimostrato il suo precipitare nel consenso nonostante l'occupazione semi-totale del video.

Vittoria di vice-Pirro – La vittoria di Salvini è, simmetricamente, quella di un vice-Pirro. Ha avuto il candidato marcatissimamente leghista, eppure in termini di voti assoluti ne ha avuti meno del 2010. Ha avuto il doppio e più dei voti locali di Forza Italia. Ok. Spostiamoci in Calabria. Qui Forza Italia ha avuto non il doppio ma venti volte i voti della Lega, la quale lì non è neppure riuscita a presentarsi.

Generosa speranza – Assegnare a Renzi la possibilità di cambiare la legge elettorale dicendo sì al premio di lista e confidando che poi la Lega sarà costretta a unirsi a noi, è una generosa speranza. Davvero possiamo fidarci di Renzi quando promette di non andare al voto con suo comodo dopo aver disegnato con il nostro consenso una legge a sua misura? Non ha mantenuto nessunissima promessa e noi dovremmo credere a scatola chiusa alla disponibilità a discutere insieme sul candidato al Quirinale? Accettare le variazioni del Nazareno così stravolgenti è un passo su cui riflettere mille volte.

Centravanti si o no? – Se davvero, stante la generosa offerta di Berlusconi, noi dovessimo assegnare a Salvini il ruolo di centravanti di sfondamento-candidato premier, dovremo essere noialtri a chiedere di unirci alla Lega. Se riconosciamo di fatto una supremazia elettorale del Matteo numero 2, con quale argomento potremmo esigere per Forza Italia il ruolo di Bluetooth, di federatori? Chi deciderà è il più forte. Che secondo noi non è affatto la Lega, salvo regalargli un primato che non esiste nella realtà. Se si cede il primato, il regista lo sceglie la Lega. Il programma sarà a dominanza leghista.

mercoledì 26 novembre 2014

Pianeta alla Stampa: Sconcertato da Massimo Gramellini

Ai Responsabili Uffici e Dipartimenti Nazionali Forza Italia

Carissimi colleghi,

mi permetto di segnalare alla Vostra attenzione la lettera da me inviata al direttore de La Stampa per manifestare lo sdegno mio e del Partito per l’articolo cinico e razzista nei confronti delle persone anziane di Massimo Gramellini pubblicato su La Stampa del 20 novembre.
Lo faccio,sia perché credo giusto che ogni nostra azione sia pubblicizzata all’interno,sia perché nella difesa del nostro asset elettorale più significativo ( gli anziani ) ci debba essere l’impegno di tutto il gruppo dirigente. 
Si rende necessario un contributo corale per una un’azione di consolidamento del nostro patrimonio elettorale maggiore (primum vivere) per poi battersi,(insieme !) per ripristinare  le vecchie condizioni di rappresentatività elettorale secondo una logica di interclassismo anagrafico ( deinde philosophari).
Vorrei chiarire che non si tratta di una voglia di egemonia  corporativa che il responsabile dei Seniores vuole imporre,ma di costruire insieme una immagine del nostro Movimento in cui tutte le componenti anagrafiche cooperino per il successo.
Nel farlo intendiamo mettere da parte il discorso della " maggiore " esperienza che potrebbe essere vissuto come discriminatorio per i giovani, preferendo privilegiare il " sapere" che puó essere patrimonio di tutti.
I seniores,hanno al proprio interno tutte le pulsioni politiche e sociali del nostro paese e queste sensibilità e conoscenze devono essere messe al servizio di quanti altri,all’interno, specialmente i più giovani,hanno voglia di impegnarsi per dare una prova di non rassegnazione alla deriva del Paese , come il Presidente Silvio Berlusconi sta efficacemente testimoniando.
Le concrete proposte del Presidente a favore dei pensionati e delle persone anziane e le relative programmate manifestazioni nazionali , confermano la volontà di Forza Italia di dare un forte segnale per la tutela di questa fascia di popolazione.
Per valorizzare maggiormente queste opportunità , ritengo sia utile promuovere una comune riflessione su questi temi in modo da esprimere sinergie e cointeressenze delle varie componenti finalizzate a un contributo unitario di tutti .
In attesa di considerazioni al riguardo invio cari saluti.

                                            Enrico Pianeta

"Barra dritta", la sconfitta non spaventa Berlusconi

Il Cavaliere dopo la sconfitta di Fi: "Non ho potuto fare campagna elettorale ma appena potrò tornare vedremo un altro film". Oggi l'ufficio di Presidenza


Un risultato così non se l'aspettava proprio. È vero che Berlusconi non pensava di vincere, soprattutto perché il centrodestra, in Emilia Romagna e in Calabria, s'è presentato frantumato.

Ma una tale débâcle era impensabile alla vigilia. L'umore è tendente al nero, quindi; peggiorato da quella nota di Fitto che il Cavaliere ritiene ingiusta ma soprattutto intempestiva. «Ma come? Proprio poche ore dopo un risultato così mi attacca in questa maniera?». La delusione e l'irritazione nei confronti dell'ex ministro è tanta: «Usa parole di miele ma i suoi atteggiamenti sono di fiele. Proprio quando occorre stare tutti uniti...». A rispondere per le rime all'ex governatore della Puglia lascia che siano Giovanni Toti e Alessandro Cattaneo ma il pensiero dell'ex premier è il seguente: «Quando si vince gli onori sono di tutti e quando si perde gli oneri sono addossabili solo al sottoscritto?». Domanda retorica la cui risposta potrebbe sortire uno scontro aperto. Forse già oggi all'ufficio di presidenza di Fi, che si preannuncia teso, convocato per le 15. A colpire Berlusconi sono i numeri di chi è rimasto a casa: «Un'astensione così non me l'aspettavo proprio - dice a chi lo sente - Ormai c'è un sentimento diffuso di paura del futuro e il dramma è che la politica non sembra capace di dare più risposte». Neppure Renzi, l'uomo forte che pareva avesse il vento in poppa: «Nemmeno lui è riuscito a fare da traino».
Berlusconi non nasconde la testa sotto la sabbia e analizza pure il flop di Forza Italia. Le cause di un risultato così floscio dove, in Emilia Romagna, la Lega ha addirittura doppiato gli azzurri? «Salvini è bravo ma ha avuto la possibilità di battere palmo a palmo la Regione. Ha fatto campagna elettorale pancia a terra. Io invece...». Il Cavaliere è convinto che se avesse avuto piena libertà il risultato sarebbe stata diverso: «Io posso andare soltanto a Roma e Milano. Non ho potuto andare né in Emilia né in Calabria; a me le piazze sono precluse. Ma appena sarà fatta giustizia e avrò piena mobilità politica vedremo un altro film». Insomma, Forza Italia ha giocato una partita con il leader costretto in tribuna.
Un lunedì nero per l'ex premier, insomma, infastidito pure dall'uveite che continua a fare male. Visita di prima mattina all'occhio sinistro e poi summit all'unione conciatori italiani: una delle tante categorie che, fiore all'occhiello del Paese, ora ha l'acqua alla gola per la crisi. La visita agli imprenditori è segno che il Cavaliere non molla e non intende mollare. «È in palla più che mai - giurano nel suo entourage - e convinto che il centrodestra debba tornare unito». Già, l'unione del centrodestra. Questa settimana dovrebbe essere fondamentale per il capitolo alleanze ma l'esito del voto in Emilia e Calabria costituisce un freno in più.

La tornata elettorale, infatti, è servita a radiografare i rapporti di forza tra gli aspiranti alleati. Risultato: la Lega mostra i muscoli e, forte d'aver quadruplicato i voti in undici mesi, archivia preventivamente qualsiasi possibilità di liaison con Alfano. «Andare con Angelino? Non mi sfiora neanche l'idea», taglia corto Salvini. E l'Ncd? Al di là dello scambio di carinerie con Cicchitto («Salvini? Mi fa schifo sul piano politico», ndr ) gli alfaniani aprono a un percorso di riavvicinamento con gli azzurri: «Se qualcuno pensa di costruire l'alternativa a Renzi con veti, presunzione di verità e continue e ingiustificate aggressioni personali, non andiamo sicuramente lontano», mette in guardia Nunzia De Girolamo, riferita al Carroccio. Insomma, per Berlusconi un'altra grana: mettere insieme cani e gatti.