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venerdì 4 gennaio 2013

PANSA: CARO BERSANI, PENSI DI AVER VINTO MA FINIRAI COME OCCHETTO.


NEL 1994 LA GIOISA MACCHINA DA GUERRA DEL PDS SI SENTIVA IL TRIONFO IN TASCA, COME ALLORA, PIERLUIGI E’ TROPPO SICURO…..
di Giampaolo Pansa. L’alba del 2013 ci presenta subito un enigma politico: chi vincerà le elezioni del 24-25 febbraio? Per ora tutti i pronostici indicano che il vincitore sarà Pier Luigi Bersani, il leader del Pd, insieme all’alleato numero uno, Nichi Vendola. Nelle loro stanze si coglie una grande sicurezza. La coppia B&V è certissima di trionfare. Qualcuno sostiene che abbiano già pronta la lista  dei ministri che comporranno il governo delle sinistre. Ma andrà davvero così? Dal 1948 a oggi, gli eredi del Pci hanno vinto soltanto due volte, nel 1996 e nel 2006. E in entrambi i casi a portarli al successo è stato Romano Prodi, un cattolico cresciuto nella Democrazia cristiana. Nel 1994 Achille Occhetto non aveva saputo battere Silvio Berlusconi. Nel 2001 la coppia Francesco Rutelli e Piero Fassino era uscita dal voto con le ossa rotte. E lo stesso era accaduto nel 2008, l’elezione del trionfo per il Cavaliere e della sconfitta di Walter Veltroni. Sono precedenti che dovrebbero allarmare Bersani. Oggi il fronte delle sinistre non ha un Prodi da offrire agli elettori. Per di più, nelle file dei democratici si insinua il ricordo di un flop storico. È quello della Gioiosa macchina da guerra capeggiata da Achille, lo sfortunato Baffo di ferro. Lunedì sul Corriere della sera è apparsa una lettera di un gruppo di «Democratici per Monti» che sostengono: «Il Pd ha rimesso indietro le lancette dell’orologio. Dov’è sostanzialmente la differenza tra il Bersani di oggi e l’Occhetto del 1994?». La campagna elettorale del Novantaquattro me la ricordo bene, per averla seguita e raccontata giorno per giorno. Se rileggo i miei appunti di allora, mi colpisce la granitica sicurezza di vincere mostrata dal Pds, il partito successore del Pci, e dai suoi alleati. Nel vertice dei capi soltanto due osavano mostrarsi dubbiosi. Veltroni  mi confidò: «Non sono mica così