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giovedì 12 dicembre 2013

LA QUESTIONE DELLA “DANNATA MODA” DELLE ELEZIONI. STRANA ABITUDINE DEMOCRATICA. LA QUESTIONE NAPOLITANO E LA QUESTIONE LETTA-ALFANO.



Ieri il Presidente Napolitnano si è pronunciato contro le elezioni.Siccome oggi Forza Italia le sta chiedendo con vigore, e con motivazioni morali e costituzionali, ci permettiamo una replica. Non per ottemperare alla moda, ma per ricordare che se c’è una moda dannata è quella delle esternazioni che un Presidente della Repubblica non dovrebbe permettersi, specie quando, come oggi, interferiscono in modo lampante con il dibattito sulla fiducia. Non si fa.  Non è che lo diciamo noi. Lo facciamo dire dall’onorevole Napolitano del 1991 a lui stesso diventato Capo dello Stato. Scrisse: “Il precipitare della grave questione costituita dai comportamenti sempre più abnormi e inquietanti del Presidente della Repubblica non è che l’ultimo anello della spirale involutiva che sta stringendo il Paese”.  Ancora: “Si è totalmente smarrito il senso della misura al Quirinale”. Non si interviene alla vigilia di un voto grave e decisivo per umiliare una parte politica, confinandola nel settore della “moda” e pure “dannata”.
Pubblichiamo oggi il testo dello sconvolgente articolo scritto da Napolitano per “Repubblica” dove si schierava apertamente per la messa in stato d’accusa del Presidente Cossiga. Un errore di gioventù, come gli articoli scritti per l”Unità” a favore dei carri armati sovietici in Ungheria? Be’, ieri, il Presidente della Repubblica chiamando una “dannata moda” chiedere le elezioni è un terzo errore,

martedì 3 settembre 2013

E’ CRISI, MA NAPOLITANO NON BADA A SPESE


Tempo di crisi nera. Taglio degli adeguamenti alle pensioni sopra i mille euro. disoccupazione record. Aziende che chiudono i battenti. Moniti da parte delle istituzioni di tagliare le spese inutili, di razionalizzare le entrate sacrifici di tutti,. In questo clima, il presidente  della Repubblica,  ammonitore degli sprechi italici, nomina quattro senatori a vita che percepiranno oltre 20 euro mensili. ne erano in previsione solo due, m visto che le casse dello Stato sono colme di denaro meglio quattro, con buona pace  di disoccupati , esodati, poveri Cristi, e d i tutti coloro che faticano a sbarcare il lunario. non dimentichiamo anche che Napolitano, presidente del “Consiglio superiore della Magistratura” non ha aperto bocca quando i magistrati, super pagati hanno ottenuto il rimborso della modesta riduzione dello stipendio proposta dal governo Berlusconi. Povera Italia.

venerdì 19 luglio 2013

IL VENTAGLIO DELLA REALTA’


UN GRAN NAPOLITANO SPIEGA QUAL E’ L’UNICA STRADA POSSIBILE PER PD E PDL
Ineccepibile, il discorso di Giorgio Napolitano alla stampa parlamentare in occasione della tradizionale Cerimonia del ventaglio ha ripreso il filo di un ragionamento politico, morale e, come abbiamo avuto modo di sostenere, di “teologia politica” che il presidente della Repubblica va conducendo dal giorno della sua rielezione e del suo mirabile discorso al Parlamento: il principio di realtà. “Non ci si avventuri a creare vuoti, a staccare spine, per il rifiuto di prendere atto di ciò che la realtà politica post elettorale ha reso obbligato e per un’ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze cui si esporrebbe il paese”, ha ripetuto ieri chiudendo il suo intervento.


lunedì 22 aprile 2013

PRESENTABILI



IL PDL E’ UN PARTITO DI NON IMPRESENTABILI MA DI GENTE PER BENE E RESPONSABILE. BERLUSCONI NON HA INFIERITO SUL NEMICO MORENTE, HA MANTENUTO CALMA E BUONSENSO, NON HA DIVISO MA UNITO.
Alessandro Sallusti - Napolitano ha accettato di cavare le castagne dal fuoco a una sinistra che col fuoco delle presidenziali si è arrostita oltre ogni previsione. Dato lo stato confusionale di Bersani e soci, l'iniziativa l'ha presa l'altra sera il Pdl. Dal Colle, anche se non si può dire, hanno posto condizioni durissime per raddoppiare il mandato. Quali? Lo sapremo nei prossimi giorni, ma non è difficile immaginarle. La ricreazione è finita e il Pd se ne deve fare una ragione: o un governo con Pdl e Monti o elezioni subito; meglio la prima ipotesi e poi, semmai, la seconda più in là. Pur se senza precedenti nella storia repubblicana, il bis di Napolitano non è la vera novità. Perché se l'inquilino del Colle non cambia, altre cose non saranno più come prima. Per esempio siamo entrati di fatto in una Repubblica presidenziale. Da ieri il Quirinale, infatti, non ha più solo il ruolo di garante e custode della democrazia, ma è il centro della vita politica: Napolitano darà carte non rifiutabili, deciderà nomi e alleanze indiscutibili. Non è un male, ma meglio sarebbe stato seguire l'appello del Pdl a varare una riforma che avesse dato questi poteri a un presidente eletto dagli italiani tutti, non frutto di paralisi politiche o di improbabili e oscuri sondaggi su internet. La seconda novità è che i rapporti di forza in Parlamento cambiano a soli 50 giorni dal voto. L'alleanza Pd-Vendola non esiste più, così come non esiste più il Pd. Chi verrà dopo Bersani dovrà abbassare le arie e venire a più miti consigli con l'area moderata liberale. Terza novità. Da oggi il Movimento Cinquestelle perde la sua presunta verginità e, come da noi ipotizzato in tempi non sospetti, si svela per quello che è: un partito radicale comunista alleato con Vendola che, infatti, gli si è appiccicato addosso come una cozza, non solo sulla candidatura Rodotà. Centri sociali, comunisti e grillini da ieri sera stanno cercando di organizzare insieme una ridicola marcia su Roma nonostante la sconfessione di Rodotà stesso, che giudica assolutamente democratica, come ovviamente è, l'elezione di Napolitano. Ultima, ma non in ordine di importanza, la conferma per noi moderati che il Pdl è un partito non di impresentabili ma di gente per bene e responsabile. Berlusconi non ha infierito sul nemico morente, ha mantenuto calma e buonsenso, non ha diviso ma unito, si è sostituito ai vertici del Pd offrendo su un piatto d'argento la soluzione Napolitano. Di fatto ha vinto lui. Come recita un tweet che circola in queste ore, speriamo ora che la Boccassini non lo indaghi per strage, accusandolo di aver fatto fuori tra il 1994 ed il 2013 tutti i leader di Pds, Ds, Ulivo e Pd. Il resto, si vedrà.


venerdì 19 aprile 2013

ADDIO NAPOLITANO, SENZA NOSTALGIA……….


Addio a Napolitano…… la maggiore parte dei commenti  e della sinistra è una  ”dolorosa melensa” per la fine del settennato. Forse, contro corrente, io non  sono stato contento, ricordo il dibattito con Matteucci a Teleromagna del 2006 nei giorni della sua elezioni, in occasione delle elezioni provinciali, nel quale affermavo che la matrice comunista avrebbe sempre dominato nel suo operato. Nella pratica non è stato sopra le parti, e in particolare un giudizio nettamente negativo va dato per l’ultimo anno con la nomina di Monti, a senatore a vita e poi a Presidente del Consiglio non ricordando  il significato della sovranità popolare? Leggendo le cronache di questi giorni e il protagonismo decisorio di Napolitano si fa fatica a ricordarsi che siamo noi, con il voto, a decidere da chi vogliamo essere governati. Un altro esempio, Napolitano auspicava per Berlusconi, nell’occasione di  un suo  processo lo chiedeva  severo ma giusto. Al Quirinale è mancato sempre il coraggio nei confronti della magistratura. Ma state tranquilli, Napolitano parlerà finalmente di accanimento contro Berlusconi e criticherà le toghe. Sì, ma 11 dopo la sua morte. Come con Craxi. Vincenzo Galassini


sabato 6 aprile 2013

IL PAR DEL LAZIO CI IMPONE DI MANTENERE “ROM” ANCHE SE HANNO CONTI CORRENTI MILIONARI ACCERTATI



Una volta i rom pagavano la loro riluttanza a radicarsi sul territorio e la loro vocazione al vagabondaggio adattandosi a vivere in tuguri e roulotte fatiscenti e malsani, privi di servizi essenziali come acqua corrente, luce, gas e fognature ed i bambini erano indirizzati all’accattonaggio, agli scippi ed ai furti, anzichè verso la scuola dell’obbligo. Ma adesso le cose sono profondamente cambiate. Per venire incontro alle esigenze dei rom, molte città italiane hanno affrontato spese ingenti per realizzare degli insediamenti attrezzati dotati di ogni servizio e ben collegati con i centri abitati, in cui la vita possa svolgersi a livello di dignitoso anche per chi non ha una residenza, una cittadinanza e non dispone di un reddito certo. Solo a Roma sono ben sette i villaggi attrezzati realizzati dal Comune, a spese dei contribuenti, in sostituzione delle baraccopoli e localizzati a stretto ridosso della capitale. In questi siti vivono migliaia di rom ufficialmente nullatenenti, nessuna casa o terreno posseduti, neanche un’auto di proprietà e, naturalmente, nessuna fonte di reddito dimostrabile. Una condizione che aveva permesso loro di rientrare tra quelli con i requisiti in ordine per poter usufruire dell’assistenza alloggiativa gratuita in tali villaggi attrezzati, secondo quanto previsto dal dipartimento delle politiche sociali di Roma Capitale per questa categoria di soggetti. Ma la popolazione di “indigenti” è andata rapidamente aumentando ed in modo molto sospetto in questi ultimi tempi ed il sindaco Alemanno ha voluto vederci chiaro, disponendo blitz e controlli da parte della polizia di Roma Capitale.
I controlli così scattati hanno permesso di passare al setaccio la posizione di ben 3500 conti correnti bancari intestati ad altrettanti rom ospitati nei villaggi attrezzati. E le sorprese non sono mancate. Dietro a quello stuolo di presunti indigenti, almeno stando alle autocertificazioni relative alla situazione patrimoniale e reddituale, si nascondevano anche conti correnti a cinque zeri. Per questo, Roma Capitale ha deciso di allontanare immediatamente dai villaggi quasi un centinaio di rom, denunciandoli, al tempo stesso, per truffa aggravata e falso in atto pubblico. Dai controlli è risultato, infatti, che solo su 88 conti erano depositati oltre 10 milioni di euro, con somme la cui provenienza dovrà ora essere

giovedì 4 aprile 2013

DAL DISASTRO DEI TECNICI ALLA DITTATURA DI RE GIORGIO E DEI SUOI INUTILI SAGGI: NULLA E’ CAMBIATO?



Il Fazioso .Qualcuno si ricorda il significato della sovranità popolare? Leggendo le cronache di questi giorni e il protagonismo decisorio di Napolitano si fa fatica a ricordarsi che siamo noi, con il voto, a decidere da chi vogliamo essere governati.
 Re Giorgio mira a dare continuità al deprimente Monti, tira fuori una lista di 10 ammuffiti saggi che perderanno tempo in inutili discussioni che non porteranno mai a vere riforme e dice di voler rimanere in sella fino all’ultimo, fiero di decidere da solo il destino del Paese. Qualcuno può veramente pensare che le grandi menti dei saggi risolveranno qualcosa? Si può uscire dallo stallo con questi personaggi e con questa formula?
Il punto è che ormai tutto ci sorvola e ci passa sopra. Siamo schiavi dei poteri forti, delle banche e della vecchia politica.
Meglio tornare al voto a questo punto…

mercoledì 3 aprile 2013

ATTENTI AL TRUCCO!



Con la melina dei “Saggi”, fa passare il tempo e lascia a un teleguidato Monti, il governo che non ha ricevuto  nessuna fiducia dal Parlamento in carica,  e che farà tre o quattro cosette insignificanti,  del tipo "fumo negli occhi".  Poi si elegge un Presidente ancor più rosso  e più antiberlusconiano di lui,  (al quarto scrutinio basta la maggioranza semplice e le sinistre con i 200 deputati regalati  dall’(ex) schifoso Porcellum,  a camere riunite e sommate,  non avranno problemi di numeri),  il quale dà l'incarico a Bersani o chi per lui.
Nel frattempo qualche senatore grillino o randagio l'avranno convinto e la frittata é fatta.
In italiano si chiama  Colpo di Stato.  Alla faccia degli elettori.


martedì 2 aprile 2013

DUE COMMISSIONI COMPOSTE DA PRESUNTI SAGGI SONO UNA SCELTA PALESEMENTE INCOSTITUZIONALE. SECONDO GOLPE DI NAPOLITANO



Il presidente Napolita¬no ha deciso di non decidere. Non un nuovo incarico, non la conferma di quello dato giorni fa a Bersani, non le di¬mi¬ssioni ventilate nelle ultime ore. Non avremo quindi un nuovo governo, né torneremo a votare. In com¬penso due commissioni composte da presunti saggi incaricati da Napolitano stesso tenteranno di sbro¬gliare la matassa. Cioè il nul¬la assoluto, ben sapendo che in Italia le commissioni si insediano quando si vuo¬le prendere tempo invece che risolvere il problema. Ma non solo. Detto con ri¬spetto, il Quirinale non ce la dice giusta, né tutta. Per questo ci poniamo qualche domanda. 1) Napolitano l’altra sera aveva lasciato intendere che in mancanza di soluzio¬ne si sarebbe dimesso per accelerare la nomina del suo successore, non poten¬do lui sciogliere le Camere in scadenza di mandato. Perché nella notte ha cam¬biato idea, allontanando così il voto? E con chi si è consi¬gliato? Forse le stesse «enti¬tà » che lo spinsero, nel no¬vembre del 2011, al blitz che insediò Monti e il gover¬no dei tecnici pur di sbarrare la strada sia a Berlusconi sia alle elezioni anticipate? 2) Come mai il custode della Costituzione ha fatto una scelta senza preceden¬ti e palesemente incostitu¬zionale come quella di dare il mandato esplorativo a due commissioni? E perché permette a un governo, quello di Monti, di restare in carica e operare senza aver avuto la fiducia del nuovo Parlamento? La co¬sa non sta in piedi da qualunque parte la si giri. 3) Grillo ha teorizzato che si può governare senza governo (dove non vuole né può entrare) perché basta il Parlamento (dove lui è deci¬sivo). È un caso che questa operazione lo accontenti? 4) Ed è ancora un caso che a trarre enorme vantaggio da questa melina sia so¬lo il Pd, sconfitto prima nel¬le urne e poi dall¬a sciagura¬ta scelta di Bersani di esclu¬dere il Pdl? La sinistra era in-fatti con le spalle al muro: o elezioni o accordo con Berlusconi. Napolitano le ha spianato la via d’uscita e concesso il tempo per rior¬ganizzarsi. Più in là saran¬no eventuali elezioni, più è possibile per il Pd rottama¬re definitivamente Bersani e schierare Renzi, avversa¬ri¬o ben più ostico per il cen¬trodestra.
5 ) Come mai a Bersani non è stato ritirato il manda¬to esplorativo ch¬e gli era sta¬to affidato la scorsa settimana? Strano, no? 6) Sta di fatto che l’amico (di Napolitano) Mario Mon¬ti potrà continuare a con¬trollare indisturbato le leve economiche del Paese in mesi complicati e decisivi. Non è che per caso la Ger¬man¬ia e le centrali finanzia¬rie e bancarie internaziona¬li, che con Monti si trovano benissimo, abbiano chie¬sto a qualcuno garanzie in tal senso? 7) Insomma, chi comanda in questo Paese? C’è più che qualcosa di losco in que¬sta operazione. Sa di golpe, di un tentativo per congela¬re gli inaspettati otto milio¬ni di voti raccolti dal centro¬destra e imbrigliare la vo¬lontà popolare. Non c’è da fidarsi.

il giornale


giovedì 7 marzo 2013

DAL “COMPAGNO” NAPOLITANO PAROLE AL MIELE PER CHAVEZ. E ALLORA DIA L’INCARICO A GRILLO.



Le sentite condoglianze del Capo dello Stato per la morte del caudillo venezuelano. Uno che verso i partiti e l'opposizione non la pensava tanto diversa dal capo assoluto dei 5 stelle. Passi il "doloroso e difficile frangente"; passino i "sentimenti di sincero cordoglio alla famiglia"; ma nel messaggio inviato al Presidente ad interim della Repubblica Bolivariana del Venezuela Nicolas Maduro, il "ricordo dell'impegno per il progresso sociale del suo popolo", il presidente Giorgio Napolitano poteva anche risparmiarselo. Hugo Chavez, scomparso ieri a Caracas dopo una lunga malattia, ha di fatto isolato il suo paese e il suo popolo per tutti gli anni del suo "regno" con un solo obiettivo: ledere gli interessi degli Stati Uniti". E per farlo non ha esitato, tra le altre cose, a intessere un rapporto speciale forte col presidente iraniano Ahmadinejad, uno che tutte le rotelle a posto non le ha e che da anni rappresenta una minaccia per la pace del pianeta. Il modello di occupazione del potere da parte di Chavez era assimilabile a quello attuato in nordafrica dai vari "capi di stato" abbattuti dalle cosiddette "primavere arabe" per le quali Napolitano ha avuto parole di elogio. E poi vien da chiedersi perchè, apprezzando uno come Chavez, Napolitano a casa nostra non straveda per Beppe Grillo. In vista del "progresso sociale" del nostro paese, è al capo indiscusso del Movimento 5 stelle che il l'inquilino del Quirinale dovrebbe conferire l'incarico di formare il prossimo governo. E buona notte a partiti e opposizioni. Venezuela-style.



domenica 17 febbraio 2013

BRUNETTA: “CI PERMETTIAMO DI DISSENTIRE DA QUANTO AFFERMATO DAL PRESIDENTE NAPOLITANO. NEL 2011 L’ITALIA NON ERA AL COLLASSO”



 “Ci permettiamo di dissentire rispettosamente da quanto affermato a Washington dal presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano”. Così in una nota Renato Brunetta, coordinatore dei dipartimenti del Pdl. “L’Italia nell’autunno 2011 non era al collasso finanziario, ma solo al centro di uno spaventoso attacco speculativo sul suo debito sovrano, come è ormai acquisito dalla migliore letteratura economica e finanziaria a livello internazionale, non obnubilata dalla ideologia e dalla partigianeria masochistica di casa nostra”, conclude Brunetta.


venerdì 25 gennaio 2013

IL COMPAGNO GIORGIO FA UNA BELLA RIMPATRIATA CON I COMUNISTI VIETCONG



di Franco Bechis. Quando finalmente martedì scorso è salito sull’aereo che lo avrebbe portato a Londra, il povero Giorgio Napolitano ha tirato un sospiro di sollievo. Finalmente era terminata la visita italiana di Nguyen Phu Trong, segretario generale del comitato centrale del Partito comunista del Vietnam. Vero che l’invito era partito dallo stesso Quirinale, ma Napolitano non immaginava si sarebbe concretizzato proprio ora, diventando una delle ultime visite di Stato del suo settennato. Il presidente italiano voleva chiudere in bellezza, infilando in un crescendo rossiniano un incontro con Barack Obama a Washington, poi con Angela Merkel a Berlino, e infine con un bel discorso davanti al Parlamento europeo pochi giorni dopo avere ospitato la Regina Elisabetta di Inghilterra al Quirinale. Invece la visita diplomatica del capo del partito comunista vietnamita (carica che in quel paese- Napolitano lo sa bene- vale più di qualsiasi presidente della Repubblica o premier), ha rischiato di mettere un timbro sinistro proprio in piena campagna elettorale italiana sul settennato di Napolitano. Tanto che la visita ha fatto venire più di uno stranguglione ai collaboratori più stretti del presidente della Repubblica. Abbracci a parte con gli ex compagni (Camusso, Diliberto e Ferrero, ma è sembrato goduto anche dei colloqui con Napolitano), Nguyen Phu Trong si è goduto con i suoi collaboratori anche l’ospitalità di lusso del Westin Excelsior di Roma. I vietnamiti volevano proprio quell’albergo, e quando hanno inviato le loro richieste alla Farnesina, si sono rischiati altri svenimenti. La richiesta era di cento stanze per la delegazione e per il leader comunista vietnamita una supersuite da 5 mila euro a notte. Con delicatezza i diplomatici italiani hanno fatto sapere di avere un budget rigido non modificabile per le varie visite di Stato: era possibile ospitare in dieci junior suite, ma nessuna a quei prezzi. Gli extra avrebbero dovuto essere a carico del partito comunista vietnamita. 
I comunisti che secondo Napolitano sono in grado di salvare l’Europa dalla crisi, non hanno battuto ciglio. Aprendo il borsellino per consentire una sistemazione dignitosa al loro segretario generale.

sabato 1 dicembre 2012

NAPOLITANO SI ALZA LO STIPENDIO. AI 239.192 EURO CHE GIA’ PRENDE, NE AGGIUNGERA’ ALTRI 8.835.



 “Il bel gesto evidentemente non è arrivato. Dopo anni di tagli ai costi della politica, la rabbia popolare e la scure calata anche dal governo di Mario Monti, l’unico a non avere tirato la cinghia nelle istituzioni italiane è Giorgio Napolitano. Certo, nessuno ha osato toccare lo stipendio personale del presidente della Repubblica, aspettando quel bel gesto che non è arrivato. Ma fa impressione scoprire che lo stipendio di Napolitano sarà l’unico in tutto il comparto pubblico ad aumentare nel 2013. La notizia è nascosta fra i trasferimenti del ministero dell’Economia sui costi della politica raccontati dalla tabella 2 allegata alla legge di stabilità”, spiga il vicedirettore di Libero, Franco Bechis, sul quotidiano di venerdì 30 novembre. Dal Quirinale arriva uno schiaffo agli italiani: Napolitano si alza lo stipendio. Nel comparto pubblico, Re Giorgio è l’unico ad aver salvato la paga dalla spending review: nel 2013 ai 239.192 euro che già prende, ne aggiungerà altri 8.835. L’inquilino del Colle ignora la rabbia dei cittadini tartassati e non si cura nemmeno della spending review che investe gli organi dello Stato. E anche le toghe sfuggono ai tagli: Csm, ermellini, Tar e Corte dei Conti potranno spendere di più. Libero

martedì 20 novembre 2012

MIO PADRE MINATORE E NAPOLITANO: DI ANTONIO SOCCI



Napolitano come autorità morale della nazione? Non mi piace l’idea che viene prospettata sempre più spesso da giornali e sondaggi e vagheggiata implicitamente pure dal cardinal Bagnasco, a proposito della vicenda di Melfi. Napolitano è un funzionario dello Stato, il primo in quanto presidente della Repubblica. Mi auguro che faccia quel rispettabile mestiere in modo super partes, come un notaio, non come lo sta facendo adesso, vistosamente impegnato a tessere delle sue politiche (per esempio verso la Lega) con modi ovattati e furbi che ricordano la sua precedente vita nel Pci di Togliatti. Riconosco che certe volte si è mostrato super partes e non mi pare che sia, dal punto di vista caratteriale, livoroso e ampolloso come il pessimo predecessore Scalfaro. A differenza di costui, Napolitano, essendo ateo, non si ritiene il padreterno. E’ già qualcosa. Ma quanto a “padri della patria” e autorità morali, se permettete, guardo altrove. A Napolitano personalmente preferisco il suo opposto speculare: mio padre, Silvano, che ha passato tutta la vita a “combattere i Napolitano”.  I due hanno fatto una vita antitetica. Sono nati entrambi nel 1925. Napolitano in una famiglia benestante che lo ha fatto studiare, mio padre in una famiglia di minatori, che a nove anni gli ha fatto lasciare le elementari e lo ha mandato a guadagnarsi il pane.  Nel 1938-39, a 14 anni, Napolitano fu iscritto al liceo classico Umberto I di Napoli e mio padre alle miniere di carbone di Castellina in Chianti. Nel 1942 Napolitano entrava all’università, facoltà di Giurisprudenza, e mio padre, desideroso di studiare, usava il poco tempo fuori della miniera leggendo  i libri datigli dal parroco del paese.