lunedì 2 febbraio 2015

SERGIO MATTARELLA, CHI E’ IL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, IN SOCCORSO ROSSO O DEMENZA SENILE



Come è possibile che un Giudice di Corte Costituzionale possa diventare Presidente della Repubblica quando lui stesso il 13 gennaio 2014, neanche 13 mesi fa, ha contribuito a emettere la Sentenza n. 1/2014 dalla stessa Corte la quale: 1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 83, comma 1, n. 5, e comma 2, del d.P.R. 30 marzo 1957 n. 361 (Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati); 2) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 17, commi 2 e 4, del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 (Testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica); 3) dichiara l’illegittimità costituzionale degli artt. 4, comma 2, e 59 del d.P.R. n. 361 del 1957, nonché dell’art. 14, comma 1, del d.lgs. n. 533 del 1993, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza per i candidati.Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 dicembre 2013. Il giudice Mattarella, dimentica questa sentenza, per sopravvenuta demenza senile, oppure, ha capito che questo governo non ha più speranze e quindi arriva in suo soccorso offrendo il proprio contributo in modo da renderlo ancor più inattaccabile? Si che le sentenze le emettono lorsignori ma non le rispettano, a voi resta l’ardua risposta. armando manocchia

venerdì 30 gennaio 2015

LA CANDIDATURA DI MATTARELLA E’ UN ALTOLA’ AL PATTO DEL NAZARENO


 “Questa cosa è un altolà al patto del Nazareno”. Lo ha detto Silvio Berlusconi parlando della candidatura di Sergio Mattarella al Pd durante la riunione dei grandi elettori azzurri.
QUIRINALE: , BIANCA A QUARTO BERLUSCONISCRUTINIO, VEDIAMO SE HANNO I NUMERI
“Forza Italia voterà scheda bianca anche al quarto scrutinio. Vediamo se hanno i numeri per eleggere Mattarella da soli”.
QUIRINALE: BRUNETTA, GRANDE AMAREZZA, FORTE DISSENSO PER DECISIONE PD
"Forte dissenso, forte disappunto per la decisione del Partito democratico, del presidente Renzi, di indicare Sergio Mattarella quale candidato del Pd e della sinistra". "Questo contravviene qualsiasi convergenza che si era delineata sul piano delle riforme costituzionali e della legge elettorale.
"E’ da un anno che noi collaboriamo con Renzi alla costruzione delle riforme costituzionali e della legge elettorale. Avevamo convenuto su una candidatura condivisa, la più ampia possibile, di garanzia rispetto al futuro assetto costituzionale, ci stiamo lavorando proprio in questi giorni, in queste settimane. La decisione unilaterale di Renzi, presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico, di candidare Mattarella senza il nostro assenso, senza la nostra condivisione, evidentemente è uno strappo difficilmente sanabile". Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati
RENZI NON HA MAGGIORANZA PER FARE RIFORME E PER GOVERNARE PAESE
"E’ difficile pensare che Renzi possa chiedere i nostri voti quando gli servono per compensare la sua sinistra, come recentemente sulla legge elettorale, come ad agosto, l’8 agosto, sulla riforma costituzionale, e poi quando pensa di essere autosufficiente per ricompattare il suo partito non chiedere neanche il nostro pensiero, la nostra riflessione". "Questo non è un patto, questo è un patto leonino, come tante volte ho avuto modo di dire e di scrivere. Questo non può portare da nessuna parte, perché Renzi, ricordo, non ha la maggioranza dentro il suo partito, non ha la maggioranza nel Paese, il centrosinistra ha vinto, si fa per dire,
"Renzi ha ben tre maggioranze: una maggioranza di governo, una delle riforme e una sul Presidente della Repubblica. Ha una bulimia di maggioranze". Ha aggiunto Romani che poi, alla domanda se FI si sfilerà dalla maggioranza delle riforme spiega: "Renzi può controllare il suo partito, non può controllare la maggioranza delle riforme".

giovedì 29 gennaio 2015

Non possiamo permettere che passi un Capo dello Stato che per curriculum personale e scuola politica sia una timida o forte ombra rossa del premier in carica. Se così accadesse sarebbe un fatto dirompente. Maschererebbe di legalità un fatto eversivo dell’unità nazionale. Ma osiamo credere nel raziocinio e nell’onestà intellettuale di Renzi. Altrimenti sarà un guaio per l’Italia, ma anche per Renzi.


La scelta del Presidente della Repubblica – Perché rappresenti davvero l’unità della nazione e non una parte, che finora è sempre stata quella minoritaria e di sinistra. Dopo vent’anni di Quirinale ostile al centrodestra, prevalgano i princìpi dell’alternanza e del bilanciamento dei poteri. Una figura alta che non sia l’ombra rossa del premier.
Bisogna cambiare tinta al Colle – Gli ultimi vent’anni da Scalfaro, a Ciampi, a Napolitano due volte sono stati espressioni di una sola parte politica. Un dato che fa a pugni anche e proprio con i numeri. Nelle sei elezioni politiche, che si sono susseguite dal 1994 al 2013, la somma dei voti ottenuti dal centrodestra è di 72 milioni e 737mila voti. Il centrosinistra invece ne ha avuti 64 milioni e 668 mila. Otto milioni in più! 0,37 per cento – Lo 0,37 per cento dei voti con cui la coalizione di centrosinistra ha scavalcato nel 2013 quella di centrodestra ha determinato un premio di 148 parlamentari alla Camera (130 del Pd + 18 di Sel): troppi e di troppo!


TRIPOLI E ISIS A UN PASSO. E IL GOVERNO NON TROVA ACCORDO SUL DECRETO SICUREZZA, PER ACCONTENTARE LA SINISTRA DEL PD.

 Doveva essere approvato pochi giorni dopo gli attentati di Parigi, invece il provvedimento antiterrorismo più volte annunciato dal governo slitta ancora e viene rinviato alla prossima settimana. Eppure l’emergenza è forte e il rischio attentati elevatissimo. Sbagliamo, o solo pochi giorni fa Obama alzava l’allerta in Italia per il rischio attentati a San Pietro? Come al solito tanti gli annunci e pochi i fatti. Il Presidente del Consiglio Renzi il 20 gennaio aveva assicurato “ il varo di un decreto” in merito. E invece ancora stallo e indecisione, soprattutto su due punti: l’organizzazione della procura antiterrorismo e i poteri da assegnare agli agenti segreti. Che, con tutto il dovuto rispetto per la lentezza parlamentare attuale, sono punti indispensabili per elaborare una riforma completa del sistema di sicurezza in Italia.  Potremmo soprassedere all’ennesimo ritardo, all’ennesima mancata presa di coscienza di fronte alle realtà del terrorismo vista la situazione politica italiana. Ma non possiamo dal momento in cui quello che il mondo riserba al di là delle nostre porte, non più tanto sicure, è uno scenario apocalittico fatto di guerre civili, attentati e colpi di Stato. I terroristi minacciano di venire in Europa con gli immigrati e “trasformarla in un inferno”, partono dalla Libia, paese ormai fuori controllo. Invece, mentre il nostro governo se ne dimentica facilmente, l’Isis ha ben chiara in mente quale sia l’importanza strategica di questo affaccio sul Mediterraneo, tant’è che ieri una cellula terroristica ha colpito nel cuore di Tripoli assaltando il Corithia Hotel, l’albergo frequentato dai diplomatici occidentali.
In sostanza, mentre noi rinviamo i provvedimenti antiterrorismo, al di là delle coste siciliane, in Libia, sventola bandiera nera. E ritardare ancora l’approvazione di un decreto in grado di garantire maggior sicurezza ai cittadini sembra una follia. Scusate, ma non c’è impasse politica che tenga, non c’è elezione del Presidente della Repubblica che valga un attentato a Roma.




Quirinale – La scelta per il Quirinale deve segnare il ripristino della pienezza democratica, con il riconoscimento della forza reale e ideale di Berlusconi. Il caso Tsipras dimostra che un governo esito di un voto popolare cambia i parametri dell’Europa. Dopo il regime di Napolitano, l’Italia può riprendere ruolo internazionale con un Presidente della Repubblica che sia espressione di una opzione occidentale di sviluppo, senza ombre di socialismo reale.



Shoah – È la giornata della memoria. Impossibile ripararsi da quei vortici di tragedia che raggiunsero e sconvolsero le coscienze dell’Europa 70 anni fa, e che ancora oggi rappresentato un monito di quanto la discriminazione per ragioni di etnia, cultura, religione sia pericolosa e insensata. Memoria significa mai più antisemitismo, mai più totalitarismo, sì all’amicizia con Israele, sì al dialogo interreligioso, sì al bene e alla pace tra i popoli. Capire e ricordare l’olocausto riguarda chi siamo, da dove veniamo, dove pensiamo di andare.



DRAGHI, PADOAN, PRODI, MONTI DOVRANNO TESTIMONIARE SULLO SPREAD


Il governatore della Bce, Mario Draghi, l’ex presidente del consiglio Mario Monti, il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, e l’ex premier Romano Prodi sono alcuni dei testimoni eccellenti citati dalla Procura di Trani al processo per manipolazione del mercato alle agenzie di rating S&P e Fitch che iniziera’ il 4 febbraio prossimo. Sarà molto interessante sentire che avranno da dire, cercando di evitare il reato di falsa testimonianza…