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sabato 20 dicembre 2014

BERLUSCONI: “ TORNERO’ A SCATENARMI, PREPARATE I KALSHNIKO”

Intervento all'Esercito di Silvio: "È ora di dire basta a uno Stato che rapina i cittadini"
"Vi garantisco che io sono ancora qui pieno di determinazione e appena mi lasceranno libero da questa prigione che mi è stata ingiustissimamente comminata io mi sca-te-ne-rò.
Preparate i Kalashnikov". In collegamento telefonico con il direttivo dell’esercito di Silvio guidato da Simone Furlan, Silvio Berlusconi blinda il patto del Nazareno e avverte che a febbraio sarà di nuovo in campo per rifondare il partito. "Dobbiamo rifondare Forza Italia a partire dal 15 febbraio - dice - giorno a cui noi guardiamo con grande speranza e che ridarà a me la possibilità di poter essere in campo e di poter essere presente in tutte le regioni per dire cosa abbiamo fatto negli anni di governo e quello che noi abbiamo intenzione di fare e quello che questo governo non è in grado di fare".
Dalla partita per il nuovo capo dello Stato alle barricate contro le nuove tasse del mgoverno Renzi, Berlusconi è un fiume in piena. Traccia le prossime sfide e fa capire che, sin dalle prime battute del 2015, la puntata è altissima. "Il carico fiscale che grava sugli italiani è la cosa che preoccupa di più - tuona l'ex premier - io vi chiedo di parlare dell’oppressione fiscale e dopo tre anni di governi non eletti dagli italiani abbiamo più tasse e meno lavoro". Berlusconi invita l'Esercito di Silvio a parlare con quei 28 milioni di cittadini che non vanno a votare e che non voteranno mai a sinistra. "La delusione - avverte - è il nostro peggior nemico". E prende a esempio il leader della Lega Nord, Matteo Salvini. "Va dritto a centrare la protesta che sta nella pancia degli italiani - spiega - e quando gli chiedono della legge elettorale, risponde 'non mi importa con quella non ci mangio'". Per il Cavaliere, Salvini "sarà un po' nature, ma produce consenso". "Anche noi dobbiamo produrre queste cose - incalza - dobbiamo essere capaci di far capire ai cittadini cos’è Forza Italia".
Ai suoi il Cavaliere non nasconde che ad oggi la posizione di Forza Italia è "difficile" dal momento è stato ritenuto giusto stipulare il patto del Nazareno. Un patto "che ci dà fastidio". Perché, sottolinea Berlusconi, "ci ha impedito di fare l’opposizione e ha confuso l’elettorato" creando "problemi interni". "Ma come facciamo a dire di no alle nostre riforme? - si chiede - Se ci viene quindi offerto di passare al monocameralismo e al bipolarismo noi per coerenza e amor di patria non potevamo dire di no". Al patto del Nazareno, però, deve essere legata l'elezione del nuovo presidente della Repubblica. "È una conseguenza logica - sottolinea Berlusconi - non potrà essere eletto un capo dello Stato che a noi non sembri adeguato all’alta carica che deve ricoprire se non è un garanzia per tutti".

giovedì 18 dicembre 2014

ONORE AL COMPAGNO NAPOLITANO


 Il Capo dello Stato assume il ruolo ambito di segretario del Pci-Pds-Ds-Pd ed esce dai binari istituzionali travolgendo Costituzione e Parlamento. Delegittima il dissenso e consacra per l’eternità il dominio di Renzi. Stabilità, stabilità, stabilità: e la democrazia se ne va. Noi promettiamo resistenza, resistenza, resistenza. Oh bella ciao…
Ieri sera abbiamo assistito al capolavoro politico di Giorgio Napolitano. Mai nessuno nella storia del Pci aveva raggiunto il vertice di potere da lui fatto valere in azione nel suo saluto natalizio alle cariche istituzionali.
Ieri l’allievo di Togliatti, sempre un po’ secondo a tutti, talvolta terzo o quarto, ma sempre nel Comintern che non muore mai, è riuscito a conquistare il ruolo più ambito. Gli era finora sempre sfuggito, non certo per difetto d’intelligenza e di astuzia, in lui sopraffine, ma per mancanza di audacia e di cattiveria, che ha finalmente trovate alla soglia dei novant’anni. Ieri ha impartito disposizioni, moniti pesanti come ordini, non da Capo dello Stato (sarebbe uno sfregio alla Costituzione), non come suprema autorità
garante dell’unità della nazione (come tale non gli è consentito di assumere il ruolo di capo del capo del governo).
No, ieri è stato colui che nella tradizione della Antica Ditta Rossa è il dominus di tutto l’ambaradan, il Timoniere da cui promanano le rimanenti funzioni, e cioè il Segretario Politico del Partito. Il quale, secondo una filiera mai interrotta, ha attraversato la storia della Repubblica: Togliatti, Longo, Berlinguer, Natta, Occhetto, D’Alema, Fassino, Veltroni, Franceschini, Bersani, Epifani, Renzi. Se si scorre l’elenco, lui è sempre stato posizionato in posizioni forti e insieme subordinate per tutte le dinastie Song, Ming e Qing. È l’unico che le ha attraversate tutte, e adesso che con l’avvento di Qing-Renzi, tutte le cariche sono prese, che può volere se non la stabilità universale?
Questa stabilità vede tutto, ma proprio tutto in mano al Pci-Pds-Ds-Pd, perché dovrebbe rischiare di perdere tutto, lasciando libero corso al gioco democratico? Da buon Segretario di antica scuola Comintern ritiene la Costituzione una sovrastruttura al servizio della struttura che è il Partito. Ieri agendo da Segretario di fatto del medesimo non ha scalzato il segretario formale e ufficiale, semplicemente ha posato su di lui la sua ombra benevola e protettrice.