martedì 19 agosto 2014

LA SOVRANITA’ POPOLARE DEVE ESSERE PIEGATA PER NASCONDERE IL FALLIMENTO DELLE BANCHE TEDESCHE.


“Noi viviamo certo in una democrazia parlamentare, perciò la legge di bilancio è un diritto centrale del parlamento. Comunque troveremo le strade nel quadro esistente della collaborazione parlamentare per far sì che ciò nonostante essa sia conforme al mercato”. Questa frase, di una gravità assoluta, è stata pronunciata a settembre del 2011 da Angela Merkel in riferimento alla legge di bilancio tedesca.
In tre righe essa dimostra il totale spregio per il parlamento, la democrazia e la sovranità popolare, perché il succo del suo discorso è il seguente: “ qualsiasi cosa il parlamento, espressione della sovranità popolare, dovesse decidere, noi faremo in modo che esso venga piegato alle esigenze del mercato”.
Il mercato per Angela Merkel è la tutela del sistema bancario tedesco, uno dei più inefficienti e strutturalmente fragili del mondo, e delle poche multinazionali eredità della ex repubblica federale. La maggior parte delle banche tedesche, difatti, è infarcita di titoli tossici di cui sono state artefici nella creazione e nella distribuzione a livello mondiale. Proprio per salvare le banche tedesche, la Grecia è stata letteralmente massacrata: l’uscita dall’euro o il default totale avrebbe significato ingentissime perdite per il sistema finanziario teutonico, per cui molto meglio massacrare i cittadini greci, piuttosto che veder fallire qualche banca.

sabato 16 agosto 2014

PILLOLE di Vincenzo Galassini BERLUSCONI: UN MITO, ELEZIONI REGIONE EMILIA-ROMAGNA

Ferragosto in collina, aria ventilata e fresca in questa strana estate, penso al mitico Silvio Berlusconi, non ne sbaglia una, come iscritto e consigliere provinciale di Ravenna di Forza Italia, nonostante il grave momento economico, mi sento appagato, perché se tutti lo ascoltavano la situazione politica italiana sarebbe stato completamente diversa. Abbiamo perso l’elezioni  per 120mila voti mancanti.
Lasciamo lavorare Berlusconi, come sostengo da sempre, ma una riflessione. A novembre voteremo per il rinnovo del consiglio Regionale dopo le dimissioni di Errani, dovute allo scandalo Terre Emerse denunciato del consigliere Filippi Fabio di Reggio Emilia, nel  completo silenzio di Forza Italia regionale. Sono  scontento dell’opposizione svolta in cinque anni dal Pdl-Forza Italia, non siamo esistiti, non abbiamo mai fatto sentire la nostra voce, sembravamo alle dipendenze di Errani, salvo qualche caso di consigliere, in proprio ma non come gruppo consiliare, non ci siamo mostrati all’altezza del compito, senza considerare alcune disavventure dei consiglieri e dello stesso gruppo consigliare. La carenza  di una forte opposizione alla caduta di Errani emerge oggi ancora di più quando il coordinatore regionale afferma: “Conscio che la vittoria nella rossa Emilia è quasi un sogno ……se portiamo a casa la Riforma del Senato, arrivando secondi in Emilia Romagna possiamo mandare a Roma un senatore”.
Un’affermazione che fa “spaventare”, si parte col piede sbagliato. Io credo che in Regione Emilia-Romagna abbiamo gli uomini, fedeli da sempre a Forza Italia che hanno grinta, credano nella vittoria, stimolino i cittadini, i simpatizzanti a far votare  Forza Italia per riscattare la sudditanza di settanta anni di sinistra.  Bisogna crederci, non possiamo partire perdenti, è necessario certamente cambiare e rinnovare la squadra regionale che ha dato l’impressione di non essere motivata.
Correre per arrivare secondi non mi stimola, non mi affascina, non mi fa piacere, allontana gli elettori, forse capisco perché in cinque anni non siamo esistiti regionalmente, non è la mia idea, mi adeguerò se Berlusconi deciderà così, ma non possiamo essere assenti e ripetere la brutta esperienza passata, sono contrario ad essere perdente, non è nella logica dei forzisti.
Presidente Berlusconi ascolti un fedele militante dal ‘94 . Vincenzo Galassini Consigliere Provinciale Forza Italia Ravenna

PILLOLE di Vincenzo Galassini “FAMIGLIE”


Per altri blog, che seguo, scrivo “PILLOLE W la libertà”, per esprimere considerazione su quanto avviene in Provincia di Ravenna, in Regione, in Italia, riflessioni che forse a tutti non piacciono, a volte anche a quelli della mia stessa idea, ma continuo a esprimerle perché sono e sempre stato un uomo libero. In questa strana e piovosa estate lo faccio anche per il blog Brisighella Ieri e Oggi.
Da alcuni anni seguo appassionatamente la storia e la memoria di Brisighella, che prima per tanti motivi non ho fatto. A Brisighella sono esistite sempre delle “famiglie” che hanno fatto la loro fortuna e reso celebre Brisighella per quanto fatto, come sono accennate  nel libro “Appunti storici di Brisighella e Val Lamone (1913-1914) ” di Vincenzo Galassini e Alessandro Bazzocchi, ricordo in vendita a 10euro presso Beatrice – il Mattarello Via Baccarini, l’intero ricavato andrà per il recupero della facciata della Collegiata San Michele Arcangelo, la famiglia “Galassini” ha forti legami e ricordi.
A Brisighella le “famiglie” importanti sono state gli Spada, i Naldi; i Lega, i Recuperati; i Metelli ed altre. Interessante leggere la storia e gli interessi a loro legate. Si dice che la storia si ripete, è vero, forse non sempre in bene. Nel nuovo secolo 2000 abbiamo nuove”famiglie” quelle dei “Ragazzini e company”, impegnata nell’urbanistica, dei “Missiroli e company”,  attiva  per altruismo, lavoro gratuito impegnata  in Comune, nella Pro Loco, nella Brisighella Romantica, nelle  Feste Medioevali, nel turismo, in politica con pieni poteri di decisione su tutto, certamente per il bene di Brisighella.
Nel passato per il  “conflitto d’interessi”, richiesto dalla sinistra, mi dimisi da consigliere comunale il tutto per la massima trasparenza e correttezza. Altri tempi, è cambiata la sinistra, ma non la legge. Vincenzo Galassini

giovedì 14 agosto 2014

IL CALO DELLO SPREAD E’ DOVUTO AI TRUCCHI SPECULATIVI DI MARIO DRAGHI ALLA BCE: QUINDI ARIA FRITTA

Revoca degli ultimi scampoli di sovranità nazionale e trasferimento di tutti i poteri a Bruxelles. Lo “propone” Mario Draghi, cioè l’uomo costantemente citato come il peggior banchiere centrale del mondo, il peggiore della storia, scrive Paolo Barnard. «Ci si chieda: perché l’Italia della metà degli anni ’90 – che non faceva la riforme di Draghi, che non strisciava supina di fronte a Bruxelles, che usava la spesa pubblica molto ma molto più di oggi… perché veniva definita da “Standard & Poor’s” come “economia leader d’Europa”? Allora Mario, che ci rispondi? Avevamo l’Eurozona allora? No. Avevamo invece il triplo della spesa pubblica di oggi, che come i veri economisti sanno è l’attivo di tutto il settore privato di cittadini e aziende. Oggi la folle dittatura delle Austerità ha stroncato la spesa pubblica, e stroncati affondiamo. Tutto qui».

«Se metti in acqua diciotto barche con buchi sotto la chiglia e queste iniziano ad affondare», scrive Barnard nel suo blog, «mi sembra ridicolo che tutti puntino lo sguardo su quella che affonda più in fretta», l’Italia, «piuttosto che considerare il fatto che sono state tutte costruite da incompetenti», e quindi «è il cantiere cialtrone che va chiuso». Tradotto: «Mario Draghi regge il cantiere Eurozona dove tutti, e tutto, sta affondando, ma gli viene comodo imbrogliare i media e il pubblico puntando il dito sulla barca Italia che affonda un po’ più delle altre». La crescita dell’Eurozona, dopo 14 anni di grandi promesse, è letteralmente pietosa, «non riesce mai a superare quel triste zero virgola», mentre ad esempio la Gran Bretagna «cresce come basilico al sole». La deflazione europea è fuori controllo, «cioè i prezzi crollano di minuto in minuto perché non c’è domanda, e tutti i gran proclami di Draghi per frenare questa valanga sono stati accolti dai mercati e dai consumatori come ridicolaggini, fra l’altro disoneste perché tutte tese solo a favorire speculazioni finanziarie».

RENZI PUO’ TAGLIARE 7000 CARROZZONI STATALI MANGISOLDI, LO FARA’?. FORZA ITALIA IN PROVINCIA L’HA SEMPRE RICHIESTO MA NULLA DA FARE

Presentato il piano per passare da 8mila a mille partecipate in un solo anno.
Possibili risparmi derivanti dall’illuminazione stradale.
“Vorrei rassicurare che non spegniamo le luci nelle strade. Si sta lavorando invece su una proposta di investimento tecnologico che consenta risparmi ed efficienza“.
In audizione alla Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale, il commissario alla Spending review Carlo Cottarelli ha annunciato il rapporto sulle partecipate locali. Rapporto che oggi stesso finirà a Palazzo Chigi, sul tavolo del comitato interministeriale per la revisione della spesa. Nel dossier c’è una proposta di razionalizzazione con l’obiettivo di massima indicato dalla politica di ridurre il numero delle partecipate da 8mila a mille in tre anni. “L’obiettivo – ha spiegato Cottarelli – è ottenere un miglioramento nell’efficienza e risparmi”.
Società, consorzi, enti vari partecipati dagli enti locali. Non sarà certo facile mettere le mani sulle partecipate perché da sempre sono il mezzo usato da Regioni ed enti locali per aggirare le norme fiscali (come il blocco delle assunzioni), alimentare i consensi e pagare dazi al politico di turno. Tanto che delle 8mila partecipate individuate da Cottarelli 1.213 sono vere e proprie scatole vuote. Nelle mani dello Stato ce ne sono appena una cinquantina che, a loro volta, controllano altre 526 di secondo livello. A queste se ne sommano altre 5.258 gestite da Regioni, Province e Comuni e 2.214 “organismi di varia natura”. Totale? 8.048. Ma non finisce qui. Perché, come spiega lo stesso commissario alla Spenging review, “sono certo di più”. Un esempio su tutti: l’Enoteca laziale, un ristorante della Regione Lazio dove gli assessori mangiano gratis e il cui debito è lievitato sopra il milione e mezzo di euro. Ed è proprio questa giungla che Cottarelli vuole disboscare. “A regime il rapporto sulle partecipate locali stima un risparmio di due-tre miliardi - ha spiegato in audizione – anche se è difficile una stima corretta perché non è del tutto conosciuta la dimensione delle inefficienze“.

mercoledì 13 agosto 2014

80 EURO: “TROPPO FACILE TOGLIENDO SOLDI ALLE REGIONI, AI COMUNI, ALLE PROVINCE”. LUCA ZAIA FA RICORSO ALLA CONSULTA


I bonus Irpef toglie risorse alle Regioni". Il Veneto ricorre alla Corte Costituzionale per le modalità di recupero delle risorse decise dal governo nel decreto per gli 80 euro in busta paga. Lo ha annunciato il governatore Luca Zaia, rilevando che la giunta ha adottato oggi una delibera in tal senso. "Troppo facile fare copertura togliendo soldi a Regioni,comuni e province", ha detto il governatore. "Non abbiamo niente - ha detto - contro chi gli 80 euro li prende, al di là del fatto che vengono lasciati fuori i più bisognosi, i disoccupati e i pensionati. Ma il modo per recuperare le risorse, il 'montepremi' che vale 6 miliardi e 400 milioni di euro, è una farsa: se decidi di fare un finanziamento, lo devi fare con soldi tuoi. E' troppo facile, e c'è il rischio che passi il principio, farlo togliendo soldi alle Regioni e agli enti locali, tanto più con tagli orizzontali, basati sulla spesa storica del 2013. Così si premiano le Regioni più sprecone: se, ad esempio, per i siciliani si tradurrà in una limatura di unghie, a noi taglierebbero un braccio". La protesta - Zaia ha aggiunto: "Così si va a ledere l'autonomia di bilancio delle Regioni, in maniera arbitraria, mettendoci in grande difficoltà" -, si è scelta questa strada di "insinuarsi nella partita attraverso le modalità di finanziamento che riteniamo non corrette, non distinguendo tra Regioni virtuose e non virtuose". "Siamo preoccupati - ha concluso - perché, per questa strada, c'è il timore che si metta mano anche ai fondi per il servizio sanitario. Il Governo i soldi non li ha, ha fatto un provvedimento senza coperture, e vogliamo che sia chiaro.

DELRIO PRESIDENTE DELLA REGIONE? SE RENZI NON LO VUOLE PIU’, GLI PROCURI QUALCOS’ALTRO



Graziano Delrio, ex consigliere comunale, ex consigliere regionale, ex Sindaco di Reggio Emilia ed ex pupillo di Matteo Renzi, in questi ultimi mesi non compare quasi più insieme al Premier. Incessanti notizie di stampa evidenziano un crescente raffreddamento di rapporti fra i due ex margheritini. Probabilmente aspettative andate deluse. Delrio è bravo: in politica si presenta oggettivamente bene, pacato, riflessivo, accondiscendente e collaborativo specie con chi comanda e ha il potere di decidere sul futuro politico. Governare e amministrare però, è tutt'altra cosa. E noi reggiani Delrio lo conosciamo bene, tanto che nessuno oggi lo rimpiange e lo ricorda per quello che ha fatto per la nostra città.
Nella politica italiana però, esiste un malcostume che andrebbe interrotto: i latini dicevano promoveatur ut amoveatur cioè chi viene bocciato per de-meriti nel fare amministrazione, viene poi promosso a governare qualcos'altro, a decidere quindi comunque sulla testa dei cittadini.
Non vorrei che con questa logica perversa Delrio diventasse governatore dell'Emilia-Romagna; sicuramente meglio lui del romagnolo Errani che tanti danni ha fatto ed ha sempre bistrattato l’Emilia come la Cenerentola della Regione. Se Renzi vuole togliere da Palazzo Chigi il suo ex pupillo, gli procuri qualche altro incarico attraverso i suoi amici imprenditori ed eviti di “regalarci” Delrio a governare la Regione Emilia-Romagna, anche perché questa volta noi di Forza Italia che abbiamo mandato a casa Errani guardando agli interessi dei cittadini e non alla nostra seggiola, questo posto ci aspetta di diritto. Fabio FILIPPI Cons. regionale