lunedì 9 giugno 2014

BATOSTA RENZI A LIVORNO

IL PD PERDE LE ROCCAFORTI DI LIVORNO, POTENZA E PADOVA. A BERGAMO VINCE GORI. IL M5S TRIONFA ANCHE A CIVITAVECCHIA
Affluenza al 49%, quasi il 20% in meno rispetto al primo turno. A Pavia Cattaneo arriva al secondo turno col 46,7%, ma si lascia sorpassare da De Paolo. Il M5S vince nella "rossa" Livorno e a Civitavecchia. Il Pd strappa Bergamo e tiene Bari. Padova va alla Lega Nord

NUOVO CENTRO DESTRA SENZA AMMUCCHIATE

Manuela Repetti invita Forza Italia a concentrsi sui problemi del Paese: "alla gente non importa delle primarie o della nostra organizzazione interna". Frecciate a FdI e Ncd.

Semmai avesse ragione chi descrive Forza Italia come un esercito spaccato in due - da un lato i berlusconiani di ferro, fedeli all’ex Cavaliere, e dall’altro i sostenitori di Raffaele Fitto, che preferirebbero affidare la leadership del partito a colui che ormai si fregia della medaglia di mister preferenze - Manuela Repetti presidierebbe strenuamente un caposaldo dell’armata lealista. La compagna di Sandro Bondi che confessò di aver saputo, a busta spedita, della lettera che l’illustre consorte inviò a Berlusconi criticando la linea politica del Cavaliere   – “l’avessi saputo gli avrei consigliato di non farlo” -  non usa la penna d’oca per mettere nero su bianco che per lei «le primarie non sono affatto una priorità. In un momento così difficile per il nostro Paese un partito come il nostro deve occuparsi di questioni più importanti per la gente che non sono certo le primarie o l’organizzazione interna del partito stesso». Già, perché se pur concede un flebile viatico alle consultazioni aperte cui sta lavorando Laura Ravetto e chieste a gran voce dai fittiani, «non sono contraria, se ci saranno le si userà, ma – dice - non sono un punto cruciale, né risolutivo dei nostri problemi»,  ripete come un mantra che «la leadership di Silvio Berlusconi è fuori discussione. I voti presi sono voti presi grazie a lui». E se ne sono arrivati assai meno del previsto «dobbiamo fare autocritica, capire dove abbiamo sbagliato». Lei qualche idea in proposito ce l’ha: «alleanze, quasi ammucchiate che non hanno funzionato, e che ci hanno impedito di fare quella rivoluzione liberale che gli italiani si aspettavano da noi».
 Non gli scappa, perché lo ripete, un «bravo Renzi perché ha saputo convincere gran parte del Paese che poteva avere fiducia in lui. Noi non ci siamo riusciti, questo è il punto. E cosa c’entrano le primarie e l’organizzazione interna del partito con questo? Niente». Per la Repetti negli italiani è ormai calata la fase della rabbia, «quella che faceva pensare a un grande successo di Grillo e invece poi si è visto com’è andata», lasciando spazio al quella della speranza, della fiducia intercettata dal premier «e che noi dobbiamo riuscire a riconquistare con le idee, le proposte per il Paese non certo con la nostra organizzazione interna che pure è importante, ma non preminente». Quanto alle primarie per le candidature, il suo pensiero non cambia: «Se in Piemonte si fossero fatte le primarie di coalizione il centrodestra sarebbe andato meglio? Ma non scherziamo. Assolutamente no. E poi basta guardare il risultato ottenuto da chi faceva il diavolo a quattro per farle queste primarie».  La frecciata al curaro va dritta al doppio bersaglio, Guido Crosetto ed Enrico Costa, a quei Fratelli coltelli e quegli alfaniani che Manuela Repetti vede ancora lontani da una possibile ricomposizione del centrodestra: «Non sono contraria a un percorso comune, ma niente ammucchiate frettolose. Abbiamo già dato e si sono visti i risultati». Ricordiamo anche il caso del giovane Sindaco Cattaneo, il più amato degli italiani, che a suo tempo voleva fare il “rottamatore” Berlusconi, e voleva l’ICI per la prima Casa, mandato a casa dai suoi cittadini!!! Riflettiamo bene amici, riflettiamo………

sabato 7 giugno 2014

MEMORIA CORTA


HO PAGATO IMU E TASI!


Ci sono dei disonesti – e anche delle disoneste, due in particolare, di cui non faccio il nome in pubblico, ma che sono costantemente al TgRenzi (ex TG1) - che spacciano in televisione, come fosse una cosa credibile, che il PD, al Governo con tre esecutivi consecutivi non eletti da nessuno, avrebbe diminuito le tasse.
Allora cerchiamo di capire: le tasse sono essenzialmente l’IVA, che è stata portata fino al 22%; l’Irpef, le cui aliquote non state mai diminuite, anzi è stata tolta la no-tax-area  per i più poveri; le addizionali regionali e comunali che sono aumentate e non di poco; e infine le Imposte Comunali rappresentate da ICI prima, da IMU poi e ora dall’aggiunta della Tasi.
Per queste Comunali bisogna fare un bel discorsino a parte. Prima dell’ultimo governo Berlusconi erano abbastanza alte, tanto che al suo arrivo, lui che ritiene “Sacra” la prima casa, le ha subito diminuite. Dopo il Complotto che lo ha deposto senza alcun rispetto per la democrazia, i tre governi illegittimi, che si sono succeduti a ritmo da Prima Repubblica, le hanno di nuovo aumentate a dismisura, come da DNA della Sinistra, arrivando perfino a triplicare la cifra del Governo Berlusconi.
Qualcuno potrebbe obiettare che sono io, e non le due ragazzotte, a raccontare delle balle. E allora invito tutti ad andare a consultare le ricevute dei pagamenti dal 2007 di ICI, IMU, MiniIMU e Tasi. Io l’ho fatto ed ora vi snocciolo i dati. Ovviamente non è che potete pretendere che metta in piazza i miei conti (che sono affari miei!), e quindi li ho rapportati, come riferimento, alla cifra più bassa (quella di Berlusconi! Ma guarda!) posta uguale a 500 euro e gli altri nello stesso rapporto.
Nel 2007 ho pagato (sempre in rapporto ai 500) 900 Euro; nel 2008 750; nel 2009 (ecco Berlusconi!), appunto i 500, così come nel 2010 e 2011; poi arriva Monti nel 2012 e ho pagato quasi una volta e mezzo, 650; Letta nel 2013 riesce a far pagare i 900 che erano stati di Prodi e finalmente il “Parolaio Magico” che, aggiungendo la Tasi, arriva a più che triplicare l’importo del 2009 con 1550 Euro!
Sarà circa la stessa cosa per tutti voi. Andate a vedere.
Contenti ?   Votate in massa per quelli lì ?
Allora godeteveli !

venerdì 6 giugno 2014

LA VIA GIUDIZIARIA ALLA CORRUZIONE


Arturo Diaconale Prima l'Expo, ora il Mose. Così riparte la linea del “più galera per tutti”. A rilanciarla con l'antico vigore è il redivivo Antonio Di Pietro, del tutto inconsapevole che la sua rivoluzione giudiziaria degli anni '90 si è risolta nel fallimento testimoniato dai successivi vent'anni di nuovi e più clamorosi scandali. A sostenerla all'insegna del “cacciamoli tutti” (quelli delle larghe intese”) è Beppe Grillo, alla ricerca di una facile rivalsa sulla sconfitta elettorale alle europee. E ad avallarla, a nome del ‘partito’ dei media virtuosi di proprietà di banche, finanzieri ed imprenditori che usano i mezzi d'informazione per tutelare i propri interessi, è il fustigatore principe della stampa nazionale Gian Antonio Stella, che invoca la galera a tutto spiano ricordando significativamente che solo lo 0,4 per cento dei detenuti si trova dietro le sbarre per reati economici e fiscali, tra cui la concussione e la corruzione. Ma la soluzione del tangentismo nazionale passa sul serio attraverso l'allargamento delle porte delle carceri? Basta una nuova e più rigorosa legge anticorruzione, destinata ad aumentare le pene per i singoli colpevoli, a dipanare la matassa del malaffare pubblico e privato? E' sufficiente caricare di nuove competenze il Commissario Raffaele Cantone e creare la super-Autority destinata a controllare le altre Autority, le Amministrazioni locali, le Procure e quant'altro per estirpare il cancro che deturpa l'immagine del Paese e fiacca la sua economia? Ciò che i fautori del “più galera per tutti” chiedono è semplicemente di seguire la strada aperta da Mani Pulite. Cioè quella della sola risposta giudiziaria ad un fenomeno che non riguarda solo la responsabilità personale delle persone ma che dipende soprattutto dai difetti genetici e dalla distorsione progressiva delle strutture istituzionali ed amministrative dello Stato.

La risposta giudiziaria al malaffare e alla corruzione può servire ( ma l'esperienza ha dimostrato il contrario) a curare il sintomo. Ma lascia intatte le cause più profonde della malattia, facendo in modo che il morbo rispunti nel tempo in maniera diversa e più virulenta di prima. Non a caso il Procuratore di

RENZI: ILLUDERE GLI ITALIANI


Marcia indietro – 18 aprile 2014 (prima delle elezioni europee), Matteo Renzi, annuncia in pompa magna l'abolizione della norma che prevede l'obbligo di pubblicare sui quotidiani gli avvisi di bandi e gare. "E' la #svoltabuona" abbiamo pensato tutti, considerato che in tanti ci hanno provato nel passato, tutti sconfitti dalle lobby dei giornali. Matteo Renzi si era mostrato sicuro: "Sono solo 120 milioni di euro, ma è un segnale". 3 giugno 2014 (dopo le elezioni europee): le Commissioni Bilancio e Finanze del Senato approvano un emendamento presentato dal Pd, vale a dire dal partito del Presidente del Consiglio, che "cassa" la norma voluta da Renzi. E' la regola degli annunci: basta conclamarli, inutile realizzarli. E' la regola di Matteo: illudere gli italiani.
POVERI NOI: IMU – TASI - TARI
 “Il combinato mal disposto di Imu-Tasi-Tari potrebbe essere letale per le imprese italiane”. Lo ha detto questa mattina Sangalli, Presidente di Confcommercio, ribadendo quello che noi sosteniamo da tempo. “Non soltanto c’è il rischio di un incremento di pressione fiscale, nonostante la buona volontà e le condivisibili dichiarazioni d'intenti di questo governo, c’è anche un problema di crescente incertezza su quanto, quando e come pagare questi complicatissimi tributi”. Peccato che la buona volontà e le dichiarazioni di intenti non bastano, e a pagare, nemmeno si sa quanto e quando, saranno sempre gli italiani tutti, famiglie, liberi professionisti, aziende e imprese.

giovedì 5 giugno 2014

L’UE SMASCHERA IL GOVERNO DEBOLE


Il Governo assicura che non ci sarà alcuna manovra aggiuntiva e che le indicazioni della Commissione Europea saranno realizzate senza compiere operazione straordinarie. Ma quest’assicurazione non rassicura affatto. Sarebbe stato meglio sapere fin da ora quali e quanti sforzi aggiuntivi l’Italia dovrà compiere per tranquillizzare i vertici dell’Unione. Perché la prospettiva di andare incontro ad una serie di provvedimenti spezzettati ed occasionali suscita una preoccupazione decisamente superiore all’eventualità di una nuova manovra del valore di quattro miliardi. L’esempio dell’Imu trasformata in Tasi ed ora in Tari è fin troppo significativo. C’è il rischio concreto che per obbedire alla richiesta della Commissione Europea di tassare consumi, immobili ed idrocarburi per stabilizzare il 2014, il Governo s’imbarchi nel disperato tentativo di nascondere all’opinione pubblica l’arrivo di nuovi e più pesanti sacrifici, dando vita ad una serie di azioni sconclusionate destinate non solo a creare nuovi disagi ai cittadini, ma anche ad aumentare oltre ogni limite la pressione fiscale già esorbitante ed inaccettabile.
Chi aveva stoltamente sostenuto che il 40 per cento del voto europeo avrebbe messo Matteo Renzi nelle condizioni di imporre all’Unione Europea le ragioni dell’Italia, deve oggi prendere atto di aver propalato agli italiani una sciocchezza colossale. L’Europa non misura il nostro Paese con il voto ottenuto dal Premier, ma con lo stato di salute dell’economia nazionale e con le medicine che sono state prescritte e che si intendono somministrare per favorire la guarigione. Che le condizioni di salute fossero pessime e che le medicine predisposte dal Governo Renzi fossero insufficienti lo si sospettava da tempo. Ora, però, la Commissione Europea non solo lo ha messo nero su bianco, ma ha anche indicato la terapia d’urgenza da adottare in maniera tassativa per salvare la malata Italia.
La circostanza pone due ordini di problemi. Il primo è che la speranza riposta nelle presunte capacità salvifiche del Governo svanisce di colpo. E rimette in difficoltà il Premier e la sua maggioranza precaria. Il secondo è che a questa difficoltà se ne aggiunge una seconda ancora più pesante, rappresentata dalla totale passività manifestata da Renzi di fronte alle intimazioni dell’Ue.
Il Presidente del Consiglio ed il suo ministro dell’Economia non hanno neppure tentato di contrapporre alla terapia imposta dall’Europa la considerazione che aumentare la tassazione dei consumi in un Paese dove i consumi interni sono crollati e quella degli immobili dove il valore delle case è sceso (sempre a causa delle tasse) del 25/30 per cento, comporta non la salvezza ma l’uccisione del malato. È facile pronosticare che per nascondere la difficoltà e la passività Renzi darà fondo a tutte le sue capacità comunicative. Ma nessuna cortina fumogena riuscirà nei prossimi mesi estivi a rendere evidente che un Governo retto da un partito evaporato come Scelta Civica e marginalizzato come Nuovo Centrodestra ed in cui il Partito democratico continua ad essere il partito del 26 per cento, non ha alcuna possibilità di trattare con l’Europa per farle capire che le condizioni particolari del Paese impongono terapie economiche altrettanto particolari e sicuramente diverse da quelle applicate in altre realtà.
In autunno, in sostanza, diventerà evidente l’inadeguatezza del Governo. E diventerà indispensabile o un nuovo esecutivo di emergenza nazionale o andare alle elezioni anticipate.