lunedì 31 marzo 2014

BERLUSCONI: “RENZI NON TIENE IL PD, PREPARIAMOCI A TORNARE AL VOTO


Il leader di Forza Italia mette i suoi paletti sulle riforme: "Non accetto testi blindati". E poi annuncia: "Ho scritto un libro su questo momento politico, sul colpo di Stato subito"

 "Lo scontro istituzionale in atto sul Senato e i dissapori nel Pd fanno sospettare che Renzi fatichi a mantenere le promesse". Lo ha detto Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con il teatro di Sassuolo, dove il primo cittadino Luca Caselli sta presentando la ricandidatura alle amministrative per il centrodestra. "Sulle riforme noi ci siamo, ma solo se sono una cosa seria, nè accetteremo testi blindati", ha aggiunto Berlusconi. "Serve l'elezione diretta del capo dello Stato - aggiunge Berlusconi - e serve una legge elettorale al più presto perché presto potremmo essere chiamati a votare". La ricetta del leader di Forza Italia sulla riforma elettorale prevede "più potere al premier, anche riguardo la facoltà di sostituzione dei propri ministri". "Ho scritto un libro sul colpo di Stato subito" - "In Italia oggi non c'è democrazia. La nostra missione è convincere il 50% dei votanti a premiare il nostro progetto per restituirla al Paese". Dice ancora Berlusconi. "Ho finito la notte scorsa di scrivere un instant book - aggiunge - in cui parlo di questo colpo di Stato, di questa fase in cui governa chi non è eletto"."Comunismo ideologia più disumana della storia" - "So che nella vostra regione siete circondati di comunisti. L'ideologia più disumana della storia. Ma possiamo farcela un'altra volta". Dice Berlusconi a Luca Caselli e ai suoi sostenitori. Berlusconi si è poi concesso anche una battuta sportiva, ricordando il momento amaro che lo lega al Sassuolo, capace di battere il suo Milan 4-3 a gennaio. "Sto ancora piangendo per quella sconfitta", ha detto scherzando a Caselli. 

sabato 29 marzo 2014

L’APPELLO DI BERLUSCONI: “ NOI SIAMO EUROSCETTICI, CHI VOTA PD VOTA SCHULZ”


Berlusconi, parla anche della prossima campagna elettorale. Spiega che «è ora di fare opposizione a Renzi che andrà a dire in giro che è merito suo se si fanno le riforme». «Da adesso non si scherza più – dice – perché votare Pd alle Europee non significa sostenere Renzi ma uno come Martin Schulz». Forza Italia, aggiunge, deve avere «una linea euroscettica» perché «il nostro elettorato è diviso a metà tra chi è no-euro e chi comunque non vuole abbandonare la moneta unica».
A suscitare qualche perplessità in buona parte del gruppo dirigente, invece, è la sensazione che Berlusconi spinga per un avvicinamento con Ncd. Non alle europee, anche se alcuni rumors non escludono in lista candidati non sgraditi, ma di certo alle amministrative dove l'ordine di scuderia è quello di tenere in piedi tutte le alleanze che ci sono.

MACCHE’ PROVINCE IL VERO CARROZZONE SONO LE REGIONI


Il nostro Paese tiene in piedi 20 apparati colossali e iperburocratizzati, trasformatisi negli anni in associazioni per delinquere, fonti di corruzione, mangiatoie incontrollate
La storia delle Province da eliminare è lunga. Dura dagli anni Sessanta, quando l'ipotesi di istituire le Regioni prese corpo come previsto dalla Costituzione (la più bella del mondo? Ridicolo).  Quasi tutti i partiti dell'epoca erano convinti: dentro le Regioni, fuori le Province, che avrebbero dovuto gradualmente cedere ogni attribuzione ai nuovi enti. Più che un convincimento generale, era un assioma. La riorganizzazione cominciò con un trasferimento in massa (inizio anni Settanta) di personale dalle periferie provinciali ai centri regionali, che erano privi di dipendenti e non avrebbero potuto fare nulla (non fanno nulla neanche ora). La Democrazia cristiana, che in materia di gestione del potere era imbattibile, propose: mentre attendiamo che le Regioni vadano a regime, concludano cioè la fase di rodaggio, allo scopo di non arrecare disagi ai cittadini evitiamo di chiudere le Amministrazioni provinciali. Lo faremo tra alcuni mesi. Le forze politiche all'unisono annuirono. Cosicché enti vecchi ed enti nuovi convissero e seguitano a convivere, perché quel rodaggio, provvisorio per definizione, non è mai terminato. In Italia, d'altronde, l'unica cosa stabile è la precarietà. Ciò detto, va da sé che se le Regioni fossero state capaci di assorbire le competenze degli enti territoriali destinati a morire, oggi, anzi ieri, sarebbe stata automatica la soppressione delle Province. Le quali invece non hanno mai smesso di lavorare, e di rendersi utili, mentre le sorelle maggiori non hanno neppure principiato a farlo. Il bilancio di queste ultime parla chiaro: l'80 per cento delle uscite serve per pagare le spese della sanità, che potrebbero essere saldate comodamente da un ente unico, dato che il denaro proviene dalle casse dello Stato.

venerdì 28 marzo 2014

OBAMA SI FIDA DI RENZI. MA SI FIDAVA ANCHE DI LETTA E MONTI


Il presidente americano incontra il premier italiano e ripete le parole di stima già riservate ai precedenti presidenti del Consiglio. Poi, quando si parla di Difesa, avverte: tutti facciano la loro parte. "Sono fiducioso". Barack Obama lo dice parlando di Matteo Renzi. E l'Italia si inorgoglisce per l'endorsement del presidente americano al premier italiano. Vedete, con Matteo l'Italia è tornata al centro del mondo. Peccato che Obama, al suo terzo incontro con un presidente del Consiglio italiano in tre anni, abbia riservato uguale trattamento a Enrico Letta e Mario Monti.

giovedì 27 marzo 2014

PROVINCE, DDL TAGLIA 100 MILIONI NON 2 MILIARDI E CREA CARROZZONI, INFEFFICINEZE LE PAGHERANNO I CITTADINI


“Il provvedimento delle province non taglia nulla. Taglia solo la politica, non taglia gli uffici dello stato. E’ un provvedimento che moltiplica i poteri dei sindaci delle città metropolitane ma sostanzialmente non taglia nulla. Il provvedimento taglia 100 milioni di euro l’anno e non i 2 miliardi che dice Delrio. Sarebbe ottimo abolire completamente le province e farle assorbire eventualmente dalle regioni ma con sistemi di controllo assolutamente diversi”.   “Il governo ha deciso di porre la fiducia sul ddl province, un sonoro imbroglio, una truffa disegnata durante il governo Letta dall'allora ministro agli Affari regionali e autonomie Delrio e portato avanti da Renzi. Questo disegno di legge non solo pretende di sostituirsi ad una novella costituzionale, ma invece di abolire le province raddoppia enti e competenze in un ginepraio di sovrapposizioni, incertezze e inefficienze che pagheranno i cittadini. Un provvedimento quindi inutile e dannoso, che non sortirà alcun effetto se non quello di generare contenziosi e sprechi economici. Forza Italia da sempre sostiene che la strada maestra per superare senza inganni e trucchi le province sia la riforma costituzionale. Ma il governo ha preferito continuare sulla strada della demagogia che porterà alla creazione di carrozzoni, di nuove poltrone per la sinistra e tanti, troppi costi in più per i cittadini”.
PROVINCE, DDL E’ PREZZO CHE GOVERNO PAGA A DEMAGOGIA
“La fiducia al ddl Delrio significa per il governo Renzi porre il cappello su un provvedimento che contraddice nei fatti la retorica del taglio agli sprechi. L’abolizione delle province, così come prospettata dal disegno di legge, fa risparmiare un’inerzia a fronte degli oltre 8 miliardi di spese correnti, aggravando, per altro, i bilanci degli altri enti pubblici che saranno costretti ad assorbirne i dipendenti. Non è una rivoluzione, né tanto meno un riordino organico. E’ il prezzo che il governo intende pagare alla demagogia. Piuttosto che esercitarsi nell’arte del dilettantesco giardinaggio istituzionale, potando a destra e a manca senza una precisa visione d’insieme, sarebbe stato opportuno mettere da parte questo provvedimento e ripensare il sistema degli enti locali, ponendo, ad esempio, un vincolo preciso sul numero minino di abitanti per la formazione di un Comune, ovvero l’indicazione e la creazione di macro aree regionali con compiti differenti rispetto alla attuali Regioni”.