C'e' una incompatibilità di fondo tra Pd e Pdl che non può che tradursi in
una incompatibilità nelle "coesistenza" al governo del Paese. “Nel
suo precipitare in una spirale giustizialista e condizionato dalla strumentalizzazione
politica con cui sin dall'inizio si e' rapportato alla vicenda giudiziaria,
ormai il PD è sordo ad ogni richiamo garantista.”
giovedì 31 ottobre 2013
IL GIORNO DELL’INGIUSTIZIA E DELLA RISCOSSA
Il
vocabolario propone: vergogna, viltà, abominio. Ingiustizia.
Ecco: ingiustizia. Unfair. Sleale. Questo pomeriggio la Giunta
per il regolamento del Senato ha stabilito che l’aula in assemblea plenaria
voterà sulla decadenza del senatore Berlusconi a “scrutinio palese”. Una
decisione contro la sua persona. Un unicum aberrante. E adesso? Pacificazione?
Questi vogliono quella dei cimiteri sotto la luna. Verrebbe voglia di girarsi
verso il don Rodrigo partitico, questo regime incarnato dalla sinistra, e
puntare il dito come fra Cristoforo: “Verrà un giorno…!”. La questione è che noi abbiamo meno pazienza
del frate cappuccino. L’Italia non può attendere la giustizia divina. E
di certo non può sopportare più questa tortura continua che una parte ben
definita del Paese - e che solo per caso, e per brogli vari, ha la maggioranza
del parlamento, - infligge ad un’altra parte, colpendola nel suo punto più alto
e rappresentativo, nel suo leader riconosciuto e amato. È sbagliato domandarsi
perché. Perché la risposta è ovvia. Perché Berlusconi è Berlusconi. E la
sinistra è quella che viene dalle sue radici staliniste. E perché Monti,
mandando allo scoperto una sua seguace, è roso dal risentimento e dall’invidia.
Accadono cose che fanno saltare la sintassi perché sconvolgono il cuore, fanno
balzar su dal dizionario parole che sembravano morte nella storia della
civiltà. Tribunale speciale, fascismo parlamentare. Confisca dello Stato di
Diritto. Una persona riconosce uno Stato, può vivere in uno Stato nella
garanzia delle leggi uguali per tutti.
C’è un
contratto. Pacta sunt servanda.
In questo caso la si è violata bellamente.
RENZI CONDANNATO IN PRIMO GRADO DALLA CORTE DEI CONTI PER DANNO ERARIALE E NESSUNO NE PARLA
Sicuramente un
biglietto da visita non proprio positivo per il Sindaco fiorentino del Pd che
punta dritto a Palazzo Chigi e alla segreteria del partito. Una condanna,
seppur in primo grado, per un amministratore locale non è decisamente un buon
viatico. Il Sindaco infatti, quando era Presidente della Provincia di Firenze,
aveva assunto dei dipendenti con una categoria di inquadramento sbagliata
rispetto ai requisiti realmente posseduti da queste persone. In pratica Renzi aveva assunto 4 segretarie
per il suo staff con un contratto di categoria D invece che C, in soldoni
stipendi gonfiati. Queste infatti non possedevano alcuna laurea, pertanto è
stato ravvisato un danno erariale che la procura contabile aveva
originariamente stimato in 2 milioni e 155mila euro, ridotto dai giudici di
primo grado a un risarcimento di 50mila euro. Di questa somma, circa 14mila
sono stati posti a carico del rottamatore e 1.000 al suo vice di allora, Andrea
Barducci, oggi promosso presidente della Provincia medesima. Il resto è stato
addebitato a ex assessori e funzionari dell’ente locale. Le persone condannate
sono 21; nove dei 30 indagati sono stati archiviati. Renzi contestò
pesantemente il lavoro della procura contabile: «Una ricostruzione fantasiosa e
originale».. Nessuno tuttavia gli ha
sentito dire: accetto la sentenza, la giustizia faccia il suo corso, auspico
tempi brevi per il processo di appello. Del quale, a due anni dal verdetto di
primo grado, si è persa ogni traccia.
Ma la Corte
dei conti ha dovuto occuparsi anche delle spese di rappresentanza del giovane
presidente della provincia di Firenze. Le ha denunciate un dipendente di
Palazzo Medici Riccardi che ha il dente avvelenato con Renzi. Il suo mandato è
costato ai contribuenti fiorentini 600mila euro in cinque anni tra viaggi,
ristoranti, regali, ospitalità: una visita negli Stati Uniti nei giorni in cui
Obama fu eletto presidente è costata 70mila euro. La Provincia aveva dato a Renzi una carta di credito con un plafond di
10mila euro mensili. I magistrati contabili sono andati a caccia dei
giustificativi, ricevute e scontrini. Quando mancavano, il capo di gabinetto
autorizzava ugualmente gli esborsi: «Spese regolarmente eseguite in base alle
disposizioni contenute nel disciplinare delle attività di rappresentanza
istituzionale». Renzi ha fatto felici le migliori cucine di Firenze: 1.300 euro
alla pasticceria Ciapetti, 1.855 euro alla Taverna Bronzino, 1.050 euro da Lino
e 1.213 al Cibreo.
Sotto
inchiesta sono finiti anche i 4,5 milioni che la provincia ha elargito alla
Florence Multimedia, società che svolge attività di comunicazione e
informazione per la provincia.
mercoledì 30 ottobre 2013
SPIATI E OCCUPATI
Gli americani in Italia
hanno tracciato 46 milioni di telefonate solo tra il 10 dicembre 2012 e l’8
gennaio 2013. Gli Usa si difendono: “non abbiamo intercettato, solo
monitorato”.
Per forza, con tutte le
telefonate che già intercettano i nostri magistrati, gli 007 americani hanno sempre
trovato occupato.
martedì 29 ottobre 2013
RIFORMARE LA GIUSTIZIA PER SCONFIGGERE L’ODIO IN TOGA
Appena
si è fatta pressante la nostra richiesta a Letta di tirar fuori dal
cassetto o dal tritacarte la riforma "necessaria e urgente" della
giustizia, annunciata il 2 ottobre al Senato e che ha motivato il voto di
fiducia di Berlusconi. Appena Magistratura democratica si è accorta che
non riescono a togliere energia e consensi a Silvio Berlusconi. Appena… che
pena… eccoli di nuovo rinunciare al pudore e buttare alle ortiche anche solo la
finzione dell'imparzialità.
L'Associazione
nazionale magistrati, il sindacato di cui restano segreti gli aderenti, nel suo
congresso nazionale ha esibito il repertorio più sfacciato del suo odio
politico verso Berlusconi.
E ne
diamo cronaca più avanti. Meraviglia però la scivolata di un uomo di solito
verbalmente prudentissimo come Bruti Liberati, vertice della Procura di
Milano, in capo alla quale stanno le inchieste a tutti note contro Berlusconi.
Pensava
di essere stato satirico, investendo il leader del centrodestra con i suoi
commenti salaci, invece ha mostrato come dietro lo spirito di patata si celi un
pregiudizio rancoroso, che inficia qualsiasi residua fiducia nella giustizia
così com’è.
È
politicizzata e basta. E politicizzata a senso unico. Tornano di estrema
attualità e sono davvero dirimenti.
lunedì 28 ottobre 2013
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